Progettazione e Architettura

Spalla: «Pensando alle donne-madri, vorrei progettare tutto quello che sta a 500metri dal luogo del lavoro»

P.P.

Scrive Annalaura Spalla, architetto romano impegnata nel settore degli allestimenti (monumenti per i 150 anni dell'Unità d'Italia) e nella riqualificazione di spazi urbani con interventi anche sul settore residenziale.

Le donne che hanno già lasciato un segno nell'architettura? Lina Bo Bardi e Alison Smithson. Perché gli edifici di Lina Bo Bardi sono belli da vedere e da abitare. L'architettura è innovativa nella forma e nello stile (perché è giusto parlare di stili), ed è soprattutto pensata come spazio pubblico per la vita collettiva. Alison Smithson per la visione totale dell'architettura. Per l'architettura declinata ad ogni scala, di lavoro e di vita: dai libri auto costruiti, ai manifesti di architettura, ai piani urbanistici, agli auguri di Natale.

Lasceranno un segno Benedetta Tagliabue, Odile Decq e Kazuyo Sejima. Tagliabue per una ricerca architettonica, libera e allo stesso tempo dentro al contesto. Decq per il personaggio che rappresenta e per un certo sperimentalismo. Sejima per aver diretto la Biennale.
Le oggettive difficoltà che riscontra una donna-architetto sono dovute alla carenza dei servizi per l'infanzia. Vorrei progettare tutto quello che dovrebbe essere a 500 metri dal luogo di lavoro delle donne e non lo è mai. Funzioni che rendano possibile la convivenza tra professione e famiglia, senza trasformare le donne in acrobate ad alte prestazioni mimetiche. Per cominciare gli asili aziendali. Tutto per le donne, anche se politically incorrect.

Nessun "valore aggiunto", se con i plus si intendono gli aspetti che rendono una donna "migliore" di un uomo nel mestiere dell'architetto. Direi invece una disponibilità culturale della donna nello sviluppo del mestiere e una disponibilità operativa nell'utilizzo della cultura del multitasking per la comprensione trasversale delle questioni di architettura. Il mestiere è anche un punto di vista.
Per esperienza personale ho trovato donne bravissime ovunque, e molte in cantiere. Come è noto, non c'è progetto senza cantiere, non c'è cantiere senza progetto. Il cantiere che funziona obbliga a riposizionare i centri delle varie figure. E soprattutto a uscire dal folklore dei punti di vista. Quello sulle donne incluso. E' una bilancia che si ferma in equilibrio a lavoro concluso, avendo messo sul piatto solo le ragioni di chi partecipa alla costruzione del progetto, ma necessariamente modificate dal percorso e dalla continuità del lavoro quotidiano. La professione e' un tango con le scarpe da cantiere, una partita a scacchi non ripetibile. In questo le donne hanno una marcia in più.


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