Progettazione e Architettura

Bottelli: «Le donne hanno più attitudine a progettare con budget limitati»

P.P.

Scrive Valeria Bottelli (46 anni, Consiglio dell'Ordine degli Architetti di Milano)

Nella top list delle donne-architetto inserirei Benedetta Tagliabue per la creatività al servizio del pubblico, con un linguaggio sempre diverso e per il suo respiro europeo; Zaha Hadid, indipendentemente dalla vicinanza emozionale culturale che si può avere con la sua opera, indubbiamente è portatrice di un rinnovamento estetico formale senza precedenti, che ha influenzato le nuove generazioni. Ancora, Martha Schwartz è un esempio unico di concezione innovativa dello spazio pubblico e dell'ambiente, le Grafton Architects le seleziono per il segno di rigore e innovazione che lasciano a Milano con la nuova Università Bocconi. Ancora, Kazuyo Sejima di Sanaa per il rigore e il minimalismo di approccio all'architettura.

Dei 144.824 architetti operanti in Italia, 11.867 sono concentrati nella provincia di Milano, una realtà significativa e, nonostante alcune peculiarità, rappresentativa del panorama nazionale. Il 46,6% degli iscritti è di sesso femminile: la leggera preponderanza degli uomini è risultato della prevalenza maschile fra gli iscritti di età più avanzata, fenomeno presente praticamente ovunque in Italia.

Non esiste, perciò un "gender gap" dal punto di vista dell'accesso alla formazione accademica e post-universitaria e ai titoli abilitanti allo svolgimento della professione. Per ciò che riguarda gli ambiti di sviluppo, in generale si registra una maggiore presenza di donne architetto nei settori dell'architettura d'interni e della ristrutturazione, in ragione sia della maggiore possibilità d'accesso a queste commesse attraverso reti di relazioni personali, sia della prevalenza degli aspetti creativi rispetto a quelli tecnici. Non si può però affermare che esista un interesse prevalente delle donne nei settori citati. Anzi, bisogna sottolineare che la presenza femminile è sicuramente meno numerosa in alcuni settori (grandi opere, interventi di restauro, progettazione strutturale e impiantistica) nei quali, normalmente, i compensi per l'attività professionale sono più elevati.

Secondo i dati Inarcassa, infatti, mediamente il fatturato delle libere professioniste è circa la metà di quello dei colleghi maschi, in tutte le fasce d'età tranne per i pensionati e i giovanissimi. Si tratta di dati stabili da anni, che evidenziano una "debolezza" intrinseca da parte delle donne che vogliono avere una famiglia rispetto alle modalità di esercizio dell'attività. Quali sono le cause di questa situazione? I motivi principali sono la ridotta dimensione media degli studi professionali e la difficoltà nella conciliazione dei tempi lavoro-famiglia, condizioni che accomunano l'intero mondo professionale italiano. Nel nostro Paese, infatti, la grande maggioranza degli studi d'architettura sono piccoli e piccolissimi, non dispongono di una struttura organizzata e orientata in senso aziendale e si trovano a competere in un ambito limitato del mercato. In generale tutto questo non favorisce l'accesso a commesse di un certo rilievo e rende difficoltoso affrontare progetti di livello più complesso, basati su un serio approccio qualitativo e sostenibile. Ovviamente i soggetti più colpiti sono i giovani e le donne. Quali sono le possibili soluzioni? In periodi di transizione la capacità di innovare è fondamentale.

La nuova riforma delle professioni contiene importanti novità fra cui formazione continua, assicurazione obbligatoria e, soprattutto, l'abolizione delle tariffe professionali. Si tratta di cambiamenti notevoli, che non tutti sono preparati a fronteggiare. Un'opportunità in questo senso è offerta dalle tecnologie informatiche, che permettono oggi la partecipazione a reti, anche informali, di collaborazione professionale e facilitano l'attività professionale al di fuori dello studio. Sul fronte degli organi professionali di categoria, siamo impegnati soprattutto nell'attività di formazione.

I plus delle donne? Particolare attitudine a lavorare in squadra, flessibilità, empatia nell'interpretazione delle esigenze della committenza, flessibilità nella gestione di commesse e gruppi di lavoro in continua trasformazione, come è tipico di questo periodo di crisi, attitudine a progettare con budget anche ridotti cercando ti tirare fuori il meglio da risorse limitate.


© RIPRODUZIONE RISERVATA