Progettazione e Architettura

Patrono: «L'architettura è un lavoro che muove soldi e interessi, è un lavoro lungo che coinvolge molte persone»

P.P.

Scrive Valentina Patrono (38 anni, architetto italiano all'estero con precedenti esperienze nello studio di Vazquez Consuegra e di Hergog e de Meuron)

Dopo 20 anni tra studio e professione, e una personale riflessione sull'oblio, credo resteranno pochi nomi di donne - ma spero ne rimangano anche pochi di uomini - soprattutto alla conoscenza dei non addetti ai lavori, perché costruiamo poco che passi alla storia, e perché é anche giusto che il nome si perda e l'edificio, lo spazio urbano vivano di vita propria, si definiscano per quel che sono e per chi lo usa, che i fruitori se ne approprino e sia il loro museo, il loro centro commerciale, la loro scuola.. e non un'opera con sopra l'etichetta di un nome. Altrimenti saremmo stilisti, scultori, artisti, mentre pretendiamo di essere compositori e realizzatori, come dire coordinatori di gruppi diversi, con una visione d'insieme. L'architetto come maestro d'orchestra. Si dovrebbe ricordare una lista di nomi per ogni edificio.
In ogni caso i nomi che resteranno, li sapremo principalmente solo tra gli addetti ai lavori. Siamo noi che controlliamo cosa fa il nostro collega con il terrore che ci copi, o per poter dire che lo sappiamo fare meglio. Ma ritornando alle donne, sono poche a mio parere, perchè lavorativamente siamo ancora poco potenti, è un dato di fatto, e nei paesi dove la parità è raggiunta forse le donne non la ritengono una professione interessante. È un lavoro che muove molti soldi, molti interessi, un lavoro molto lungo che coinvolge molte persone.

I nomi? Direi quelle di successo, le marche che tutti conoscono, che compaiono sulle riviste di moda e su quelle dei dettagli tecnici:
Zaha Hadid, Kazuyo Sejima, Ray Eames (perché ci siederemo sempre sulle sue sedie bellissime) e poi le tante forse più locali, ma estremamente significative: Carme Pinos, Lina Bo Bardi, Elizabeth Diller, donne che sono riuscite a costruire per il pubblico, insegnare, scrivere, teorizzare, coinvolgere, fare architettura in poche parole. Altrimenti sarebbero professioniste anonime, come le altre.

Qualsiasi lavoro è concepito in forma maschile, basato sulla competizione, sulla prevaricazione del più forte e sulla sottomissione del più debole. La competizione in questi tempi di crisi economica è estrema. La professione è sempre più difficile, contrattempi e imprevisti, interessi economici in un progetto che può impegnare per anni, la cattiva fama di alcuni cantieri sfiduciano giustamente l'uomo comune, che mette in dubbio la professionalità degli architetti. La donna per natura è collaborativa, quindi potenzialmente è molto utile nel mondo architettonico che ha bisogno dell'apporto di tanti lavoratori per realizzarsi, di tanti specialisti, di tanto tempo, di tanti interessi di tanta collaborazione e diplomazia. Ma con tanta gente implicata i problemi aumentano esponenzialmente, e difficilmente a capo di tante risorse si lascia che diriga una donna, che è incline più a comprendere che ad imporsi sorvolando sulle esigenze di ciascuno (cosa che si deve fare) che sono purtroppo innumerevoli (è un lavoro da matti...veramente...dal serramentista all'esperto in antincendio...tutti vogliono fare il meno possibile e sanno sempre qualcosa più di te!).

Riguardo a conoscenza tecnica e professionale credo non si possa distinguere tra uomo e donna: gli architetti bravi e cattivi non hanno sesso, lo sono e basta, sembra che le donne siano migliori studentesse e stiamo sviluppando più velocemente il cervello nel mondo contemporaneo veloce e multitasking, che meglio si adatta alle loro caratteristiche intellettuali, ma le woman power ancora scarseggiano.

Vedere una donna che si traveste da uomo che si snatura per amore incondizionato alla professione è una tristezza. Ci sono "arpie isteriche" che praticano stalking sui collaboratori ma non ne parlerò per nulla neppure sotto tortura morale..


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