Progettazione e Architettura

Galateo: «Non solo archistar. Tra le promettenti ci sono le trentenni paesaggistie f3paisajearquitectura»

P.P.

Scrive Simona Galateo (Piranesi srl)

Quest'anno l'Architectural Journal, una delle riviste inglesi di architettura più conosciute a livello mondiale, ha prodotto un numero dedicato alle professioniste architetti-donne. Lo spunto è arrivato dall'uscita sul mercato di una Barbie Architetto, divertente escamotage per rinverdire uno degli oggetti di culto di tutte le bambine negli ultimi cinquant'anni, ma altrettanto spunto per interessanti riflessioni sul tema. Curioso che si parli di architettura la femminile, che sia necessario parlarne come se quella delle donne fosse una sorta di minoranza etnica, il cui dato di fatto, assodato e stabilito, è che non abbiano lo stesso spazio di autonomia e libertà di crescita e affermazione che hanno gli uomini, per cui si rende persino necessario parlarne in questi termini. E trovandone anche ragioni di interesse economico, certo un numero speciale sugli architetti indiani residenti in Inghilterra non avrebbe avuto lo stesso appeal.

Ritornando alla rivista, diverse progettiste sono state enumerate e classificate, prima tra tutte ed eretta a simbolo di un "saper fare" femminile superando le differenze sessiste, è Zaha Hadid. E concordo nel ritenerla grande matrona dell'architettura contemporanea, che di fatto ha sviluppato la sua carriera in anni in cui ancora di più questa differenza si faceva sentire, portando avanti un suo pensiero, una sua ricerca di linguaggio formale ed espressivo autonomo, e diventando anche punto di riferimento nello star system odierno. Come lei in passato possiamo citare Cini Boeri, la Margarete Schütte-Lihotzky, mio grande mito giovanile, Allison Smithson, Giuseppina Grasso Cannizzo e tante altre.

Un altro importante volto tra gli architetti-donna penso meriti essere Benedetta Tagliabue, per la forza e la capacità visionaria di ricominciare una vita professionale con il peso grande sulle spalle di un'eredità ricca e considerevole come quella di Eric Miralles, e la felice riuscita di tanti suoi nuovi progetti, tra i più riconosciuti e di grande qualità il Padiglione per l'Expo di Shanghai del 2010.

Tra le giovanissime, mi auguro avranno sempre più spazio e terreno fertile per lavorare le eredi della paesaggista Bet Figueras, lo studio tutto al femminile di f3paisajearquitectura, ritrovandosi di fatto in quella perfetta "trentina" che sono gli anni veri che si indossano nell'età cosiddetta "giovane". La mia selezione ricade su uno studio che si occupa di paesaggio per svariate ragioni, prima tra tutte la volontà sempre più pressante e urgente di rendere questo tema, il paesaggio, attivo e legato a vere figure professionali anche qui in Italia.

In generale trovo le difficoltà oggettive che una donna-architetto deve affrontare, siano quelle più legate all'universo femminile in generale, problematiche che tutte le donne affrontano nel loro lavoro, la gestione della famiglia, il tempo che realisticamente una donna può dedicare al lavoro quando non sia in condizioni economiche privilegiate, il suo essere stesso femminile, che spesso incoraggia gli uomini a due forme di reazioni, protettive o aggressive, in entrambi i casi non certo serene e libere da pregiudizi.

John Searle, nel suo "La costruzione della realtà sociale", afferma che in molti casi è una questione di decisione e non una semplice questione di fatto se x capisce y. Forse nemmeno esiste un reale problema di comprensione ma non penso esistano qualità massime o minime che una donna o un uomo possano offrire all'architettura in modo specifico in base al loro genere.

Credo nelle differenze che intrinsecamente l'uomo e la donna si portano dietro, come elemento di ricchezza, che trova la sua massima espressione nel connubio delle parti, laddove fossero anche non perfettamente allineate, ma capaci di dare voce alla creatività che rende un essere umano, un vero architetto, consapevole del suo lavoro, della sua importanza, con quella capacità di ascolto, dialettica e visionaria di dare forma e linguaggio alle tensioni della società con cui si confronta e con lo sguardo sempre rivolto al futuro.


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