Progettazione e Architettura

Attia: «Poche donne nella direzione lavori perchè con una famiglia si è costretti a coordinare i progetti dal computer»

P.P.

Scrive Sandy Attia (classe 1974, Modus Architects)

Z aha Hadid e Patricia Urquiola sono le tre figure consolidate quali 'star architects', non perché sono donne, ma perché hanno raggiunto con la loro capacità un altissimo livello di ricerca e di lavoro professionale lasciando un segno indelebile nel mondo dell'architettura e del design. Personalmente, resto affascinata anche dalla figura di Lina Bo Bardi che è riuscita a far germogliare le radici italiane in Brasile con una carriera brillante e trasversale. Dagli schizzi, ai testi, ai progetti realizzati, emerge coraggio, tenacia e forte passione verso l'architettura e "l'uomo" che questa custodisce.

Nella mia classe di laurea (graduating class) il 60% era femminile. A distanza di anni, molte delle mie compagne dopo un periodo lavorativo in uno studio di architettura hanno intrapreso strade in altri campi, mentre i maschi sono rimasti impegnati nel settore dell'architettura. I motivi sono molti e ogni persona ha la sua storia, resta indubbio il fatto che gli oneri della famiglia pesino di più sulle donne, cosa che verifico in prima persona come mamma di due figli. E nonostante il supporto di tutte le iniziative che aiutano a far conciliare lavoro e famiglia - che magari funzionano per altre donne professioniste - per una donna-architetto è diverso.

Le difficoltà si misurano ad esempio nella direzione lavori, attività che richiede una presenza costante per un periodo di tempo prolungato, senza sosta finché l'opera non è completata. Ecco allora perché si vedono poche donne che ricoprono questo ruolo. Nel nostro studio, guidato da due soci che siamo anche marito e moglie, la fase di costruzione di tanti nostri progetti è iniziata più o meno quando io ho avuto il nostro primo figlio, d'altra parte l'età in cui si inizia a fare figli e l'età in cui si inizia a costruire spesso si sovrappongano, e senza scendere nella banalità di fare la mamma, la presenza costante in cantiere e la possibilità di seguire il progetto a 360 gradi è stata impossibile per me (anche se a me piace fare l'impossibile).

Non è quindi un caso che spesso negli studi di ‘coppia' si trovi il marito/partner architetto in cantiere e la moglie/partner in ufficio a seguire lo studio, a coordinare i progetti ‘dal computer', o approfondire i temi attraverso la ricerca. Questa divisione dei compiti fa parte dell'equilibrio e dei contributi delle persone che gestiscono uno studio di architettura, ma a mio parere non va attribuito al fatto che gli uomini siano più portati a seguire i cantieri e le donne meno.

Donne e uomini, quali plus? Le donne hanno capacita di sognare, avere la testa tra le nuvole, e allo stesso momento avere i piedi per terra. Personalmente questa dualità di leggerezza e concretezza mi aiuta a seguire o meno, tutti i vincoli e tutte le regole del fare l'architetto.

Tra le opere più recenti dello studio Modus Architects la sede Damiani


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