Progettazione e Architettura

Tani: «La sensibilità delle persone, indipendentemente dal sesso, si traduce nel costruito»

P.P.

Scrive Livia Tani (42 anni, Ateliers Jean Nouvel)

In assoluto sono contraria alle divisioni di genere. L'architettura della Aulenti ad esempio era maschile o femminile? Mi verrebbe da dire maschile. E quella di Scarpa? Forse femminile. E' la sensibilità delle persone, indipendentemente dal sesso, che si traduce nel costruito. Mi sono formata, professionalmente, credendo nella forza del team di progetto. In quella delle persone, dei loro diversi apporti e delle loro differenti specializzazioni. Ciò nonostante, vedo spesso le donne architetto "gestire" il processo. Sarà dovuto alla solita e nota capacità femminile di saper organizzare? In realtà non lo credo. Forse invece è un aspetto della professione che ad altri non piace e dove invece noi ci sentiamo a nostro agio.

Le donne sono più flessibili quando si occupano dei diversi aspetti del progetto, magari in parallelo in un multitasking costante. Soffrono meno di manie di protagonismo, hanno un ego meno ingombrante (che a volte può anche trasformarsi in un limite). Le difficoltà? Farsi rispettare in cantiere, dove le professionalità coinvolte sono al 99 per cento maschili. Ma anche quello un terreno che si può "gestire", complicato certo, ma non per questo necessita una maschilizzazione dell'architetto.


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