Progettazione e Architettura

Grassi: «Aulenti ha esercitato la professione come un'ossessione»

P.P.

Scrive Francesca Grassi (45 anni, Italo Rota & Partners)

Negli ultimi dieci anni il numero delle donne iscritte alla facoltà di architettura è cresciuto fino a superare più del 50% gli iscritti.

Gae Aulenti è la prima di questa mia lista di donne che resteranno nella memoria. E lo dico con rispetto e ammirazione per questa donna eccezionale, uscita da una generazione che aveva vissuto un periodo duro, e duro era stato il suo "vissuto" prima di intraprendere l'università. Esperienze che ti temprano, per questo ce la fai in questo mondo dell'architettura (ancora) prettamente maschile. Ma sono cambiati i tempi, le sensibilità e soprattutto ci sono nuovi problemi ai quali dobbiamo applicarci e che hanno a che vedere con il futuro della Terra.

Da lei penso che si possa trarre l'esempio per essere tenaci, forti, di saper esercitare la professione (in questo caso l' architettura) come una "ossessione", che secondo me è il segreto per riuscirci. Caratteristica di approccio tipicamente maschile, perché in fondo se vogliamo l'architettura è una disciplina maschile anche perché "inutile", mentre le donne hanno geneticamente e antropologicamente la tendenza a occuparsi di tutto quello che invece è "utile".

Gli uomini che fanno gli architetti ne fanno una centralità nella propria vita, per loro è come un grande "gioco" di cui si sentono i protagonisti, vi si applicano con la stessa ossessione e caparbietà che viene loro insegnato fin da bambini nei loro giochi. Ne fanno talmente un'ossessione che in alcuni casi, dove il talento è troppo, devono distogliere l'attenzione cercando altri "passatempi" per rinnovare e ripulire la mente, come nel caso di Peter Zumthor che si dice si dedichi a suonare la chitarra elettrica per qualche settimana tra un progetto e l'altro. Più difficile trovare una donna che si prenda il lusso di dedicarsi a questi ritmi e pratiche.

Ci sono poi altre figure di donne architetto su cui mi soffermo a riflettere ma che sono un tipico esempio che genera architettura "fallica" - non maschile che è un concetto diverso - nel senso di quel genere di architettura che si impone, con il medesimo gesto , sia posandosi nella periferia di una metropoli che in una zona costiera, forme che funzionano per un tavolino come per un museo. Quanto costa poi costruire questi edifici? Quanto impatta sull'ambiente la realizzazione dei suoi materiali da costruzione? Quanto consumano in termini di energia la sua climatizzazione, l'illuminazione? Temi che hanno assunto una rilevanza sempre maggiore in questi ultimi anni, ed adesso sono diventati urgenti, di vitale importanza.

Non possiamo più permetterci di progettare un edificio se prima non abbiamo risolto tutta una serie di problemi - come si inserisce il mio edificio nei cicli della natura, dell'acqua, dell'energia e dei rifiuti? I materiali sono ecosostenibili? Quando sarà demolito quello che resterà impatterà sulla vita della terra? Ho progettato recuperando antiche e sagge tecniche ed applicando le più innovative tecnologie per cercare di ridurre ed azzerare i consumi? Tutte domande alle quali dobbiamo rispondere e da cui nascono le nuove forme dell'architettura -. Il futuro è davanti a noi, i problemi sono tutti nuovi e richiedono soluzioni altrettanto nuove, e soprattutto creative.

La terza donna? Quella che verra! Che accetterà la sfida che il momento richiede! Gae Aulenti era riuscita in questo campo, come pochissime, ma lei era una con gli attributi.


© RIPRODUZIONE RISERVATA