Progettazione e Architettura

Arte e architettura per Kuehn Malvezzi. Non solo allestimenti, dopo la Biennale di Chipperfield, concorsi e cantieri

Paola Pierotti

Sono tra i dieci studi invitati dall'Istituto Svizzero di Roma per ampliare Villa Maraini (unica firma italiana insieme allo studio di Michele De Lucchi e ad altri otto studi svizzeri). Sono protagonisti della 13 Mostra Internazionale di Architettura di Venezia curata da David Chipperfield. E a Berlino si sono da poco aggiudicati il primo premio in un concorso finalizzato alla progettazione di un edificio di culto che in una sola struttura riunirà tre religioni monoteiste (una sinagoga, una moschea e una chiesa evangelica in una sola architettura). Sono i quarantenni dello studio KUEHN MALVEZZI Architekten con base a Berlino ma con una forte personalità italiana, quella di Simona Malvezzi, architetto milanese, classe 1966.

Concorso per un lugo di culto a Berlino. Lo studio si è aggiudicato in questi giorni la gara per la progettazione di un edificio religioso destinato ad ospitare le tre religioni da sempre presenti a Berlino. La gara è stata indetta da un'associazione che riunisce la comunità ebraica, quella musulmana e la chiesa evangelica, il cui obiettivo era quello di riqualificare una zona archeologica nel centro di Berlino. L'edificio Kuenh Malvezzi Architekten imposta le sue fondazioni su una chiesa preesistente, «che erano state coperte negli anni della Ddr con un manto di cemento, e adibite a parcheggio» racconta Simona Malvezzi. A questo concorso hanno partecipato architetti come Mario Botta e Francesco Venezia, ma i giovani quarantenni italo-tedeschi (che non erano stati inizialmente invitati ma che si sono candidati presentando il loro curriculum) hanno vinto la competizione.

«Per passare dal progetto alla realizzazione resta l'incognita dei finanziamenti» commenta Malvezzi, ma l'opportunità di costruire il primo edificio al mondo che al suo interno possa accogliere tra edifici di culto è una grande sfida. «Il nostro progetto prevede uno spazio urbano che sia sostanzialmente un luogo di socialità per gli abitanti della zona e per i turisti, non solo un luogo per lo spirito - racconta l'architetto milanese -. Dall'interno dell'edificio si potranno guardare le fondamenta della chiesa preesistente. Dallo spazio comune si potrà accedere alle tre aree dedicate rispettivamente alle tre religioni e in alto, all'ultimo livello, abbiamo previsto una terrazza, una zona pubblica per la socialità».

Il progetto Kuehn Malvezzi si è distinto dagli altri in gara perchè non ha creato nessuna gerarchia tra i tre luoghi di culto. «Ovviamente abbiamo orientato la sinagoga verso Gerusalemme e la moschea verso la Mecca ma complessivamente l'edificio si mostra come un volume unico, monumentale».

Lo studio Kuehn Malvezzi Architekten. Lo studio con base a Berlino è guidato da Simona Malvezzi e dai due fratelli Kuehn, Wilfried e Johannes. Gli architetti si sono conosciuti una decina di anni fa in Austria, partecipando e vincendo insieme un concorso. Impegnati con particolare successo sul rapporto tra arte e architettura hanno realizzato numerosi allestimenti come quello del Belvedere di Vienna. «In studio abbiamo 45 collaboratori e in media partecipiamo a 5-6 concorsi al mese» dice Malvezzi.

Simona Malvezzi ha costruito la sua famiglia a Milano e fa avanti e indietro con Berlino o con le altre città in cui deve seguire i lavori, come Monaco dove sta seguendo la costruzione di un nuovo centro commerciale. «La forza del nostro studio sta nella compattezza tra i soci. Abbiamo la stessa linea progettuale e un comune interesse per l'arte contemporanea. Anche il team che abbiamo organizzato nello studio è molto forte e ci sono colleghi che lavorano con noi da sette anni».

In Italia? «Nel 2004 abbiamo fatto la Galleria Marconi a Milano ma non ci sono opportunità, come quelle che ad esempio potrebbero offrire i concorsi. Dopo la laurea, volendo sperimentare e impegnarmi per progetti consistenti, me ne sono andata» dice l'architetto Malvezzi. Sono passati alcuni anni, Malvezzi ha arricchito il suo portfolio progetti e lavori ma ancora non riesce a spendere bene il curriculum nel suo paese. «Veniamo chiamati per fare lecture all'università, siamo riconosciuti nel mondo dell'arte, ma per quanto riguarda i progetti molto spesso finiscono nel nulla per ragioni di budget».


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