Progettazione e Architettura

Velodromo Vigorelli, il «pasticcio» del concorso che non garantisce l'anonimato

Santo Marra

Nel bando internazionale per la riqualificazione dello storico impianto milanese ci sono due anomalie: una semantica e una sostanziale

Milano vicino all'Europa con un audace concorso di idee per le A rchitetture di Servizio dell'Expo bandito lo scorso dicembre 2011, peccato però che, a differenza dell'Europa, è in affanno sui tempi, una lotta contro la scadenza di aprile 2015.
Milano che, quando piange, piange davvero, non riesce nell'imminenza dell'Expo a decidersi sulle procedure per l'affidamento del Padiglione Italiano o forse aspetta di applicare quelle dell'urgenza.

Milano che fatica con la recente pubblicazione del Concorso Internazionale di Progettazione Velodromo Maspes-Vigorelli. La canzone «Milano» di Lucio Dalla non basta a commentare il pasticcio del Bando: c'è un comitato promotore, ci sono architetto e avvocato per la stesura, c'è un ottimo documento preliminare alla progettazione (il famigerato Dpp), c'è una buona grafica e ci sono i ringraziamenti, c'è tutto. Un ottimo concorso si direbbe se non fosse per un essenziale dettaglio: non garantisce l'anonimato. Il concorso si dichiara ad una fase con prequalifica, per individuare 10 progettisti e/o 10 idee che avranno accesso alla fase concorsuale vere e propria. Detto questo si ravvisano due principali anomalie: una semantica e una sostanziale. La prima si riferisce al fatto che nella scelta di espletare un concorso si riconosce all'intervento particolare rilevanza architettonica e quindi il concorso lo si espleta per scegliere sulla base del miglior progetto e non del miglior progettista, cosa quest'ultima che invece attiene alle gare.

La seconda cosa che costituisce fatto sostanziale, come già accennato, riguarda l'anonimato delle proposte. Stante a quello che recita il bando, cioè che la Giuria «è la medesima per la prequalificazione e la fase concorsuale», significa che non può essere garantito l'anonimato, in quanto i 10 progettisti sono scelti anche in base ad una tavola A1 che «liberamente composta, deve sintetizzare l'idea progettuale del concorrente», quella stessa idea che sarà sviluppata nella fase concorsuale pseudo anonima (cosa che non sarà mai possibile mantenendo la medesima giuria per i due momenti): nella successiva fase concorsuale anonima, infatti, i concorrenti selezionati devono «sviluppare l'idea progettuale che gli stessi hanno presentato nella precedente fase di prequalificazione».

Già nel 2008 l'Ordine di Campobasso aveva ricorso al parere dell'Autorità di Vigilanza (A.V.C.P.), che gli ha dato ragione, in analoga situazione per i 6 concorsi della prima edizione del programma Qualità Italia 2007, sostenendo il mancato rispetto del principio dell'anonimato in quanto la Giuria poteva ricollegare il progetto presentato in fase anonima alla proposta ideativa presentata in precedenza per la prequalifica. La storia non insegna mai ma per Milano è molto grave.


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