Progettazione e Architettura

Colori e trasparenze nella struttura disegnata da Giuseppe Marinoni

Massimo Frontera e Francesca Oddo

Arriva il taglio del nastro per il centro studi della Fondazione Lombardia per l'Ambiente, realizzata a Seveso (Mb), su progetto di Giuseppe Marinoni

Inaugurazione ufficiale per la sede del Centro Studi della Fondazione Lombardia per l'ambiente (Fla), a Seveso. La struttura, in realtà già completata da qualche mese, ha avuto il taglio del nastro da parte del presidente della Regione, Roberto Formigoni insieme al ministro per i Beni culturali Lorenzo Ornaghi e al presidente dell'ente Paolo Colombani.

La storia che ha portato alla realizzazione della struttura risale al 10 luglio 1976, il giorno in cui Seveso, piccolo centro nell'attuale provincia di Monza e Brianza, diventò famoso per il tragico incidente della fuoriuscita di una nube di diossina.

Così nel comune è stata localizzata la Fondazione istituita dalla Regione Lombardia, nata nel 1986 e dedicata a ricerca e alla formazione in collaborazione con l'università Statale di Milano, il Politecnico, Milano Bicocca, la Cattolica e l'ateneo di Pavia.

L'edificio, progettato dall'architetto Giuseppe Marinoni, è stata portata a termine in tre anni, ed è il frutto di un concorso internazionale pubblicato nel 2006. Il cantiere è stato avviato nel 2009 insieme a Sigeco Costruzioni. (leggi i crediti del progetto a questo link )

Appena terminato, il centro studi è stato interamente finanziato dalla Fondazione; il progetto si articola su tre piani fuori terra (più uno interrato) per un totale di duemila metri quadrati e un costo di 1.500 euro a mq.

Il centro studi rappresenta un nuovo punto di riferimento per la città, un elemento – anche simbolico – di rigenerazione urbana, un segno di qualità architettonica votato alla qualità dell'ambiente. La sua impronta a terra nasce da una figura ellittica, interrotta in più punti per ricavare gli accessi all'edificio; su un lato, quello rivolto verso piazza XXV Aprile (della quale si prevede la sistemazione anche per migliorare la relazione visiva fra il centro studi e il Municipio), il volume è sezionato dalla linea netta della facciata, «quinta della piazza e boccascena sulla città», afferma l'architetto. Il fiume Seveso e il contesto urbano sono le presenze con le quali il centro studi si propone di dialogare: verso il primo si offre con un profilo sinuoso rivestito di assi di legno, verso il secondo si apre con una facciata interamente a vetri come per interagire con la città e mostrare all'esterno la sua attività.

Le varie fenditure del volume, insieme allo sfalsamento irregolare dei solai, conferiscono all'edificio un aspetto mosso, articolato, disponibile ad accogliere la luce naturale e a farsi penetrare visivamente dall'esterno.

«Le fenditure verticali – spiega Marinoni – sono anche dispositivi per captare il calore solare o camini di ventilazione naturale. E generano ottimali condizioni di benessere ambientale, termico e visivo, contribuendo a ridurre i consumi energetici». All'interno, il piano terra ospita sale conferenza a configurazione e capienza variabile (dai 50 ai 250 posti), spazi espositivi e di incontro; il primo piano accoglie gli uffici della Fla che da Milano ha trasferito la sua sede a Seveso; al secondo piano si trovano la mediateca e spazi espositivi tematici. I servizi e i collegamenti verticali sono contenuti all'interno di due volumi cilindrici, rivestiti ora in lamiera stirata ora in assi di legno.

A proposito di materiali e tecniche di costruzione, Marinoni racconta: «I materiali da costruzione – calcestruzzo, legno, vetro, acciaio zincato, lamiere stirate – sono lasciati a vista. L'edifico si configura come un guscio autoportante in calcestruzzo. La parete perimetrale rivestita in larice siberiano e la corona interna di colonne di acciaio, impostate su geometrie ellittiche tra loro sfalsate, sorreggono solai a cassettoni. Così concepita la struttura permette di ottenere gli ampi sbalzi dei solai».

A rendere vibrante e vivace l'architettura interviene l'uso strategico del colore. I vetri propongono una declinazione di componenti cromatiche capace di distinguere gli spazi, di esaltarne la loro individualità, di mostrare all'esterno un carattere moderno e positivo. In sinergia con la luce naturale, i vetri colorati creano «rispecchiamenti e rifrazioni cromatiche come in un caleidoscopio», prosegue il progettista. Durante le ore notturne, la facciata a vetri assume il ruolo di uno schermo bidimensionale sul quale si riassumono – attraverso la luce artificiale – le tinte dell'interno.


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