Progettazione e Architettura

Opere opache e poco innovative: le Medaglie d'Oro non premiano il coraggio

Luigi Prestinenza Puglisi

Riconoscimenti alla carriera all'insegna dello storicismo: Gregotti come D'Alema. E il padiglione di Siracusa firmato da Latina vale quanto la Duna della Fiat

Da tempo si sapeva che la medaglia d'oro alla carriera quest'anno sarebbe andata a Vittorio Gregotti, Gae Aulenti e Maria Giuseppina Grasso Cannizzo. E questo riconoscimento non poteva non pesare su un giudizio complessivo sugli altri premi assegnati dalla Triennale di Milano: la medaglia d'oro all'architettura e le numerose menzioni d'onore.
Perché non poteva non pesare? Perché la scelta combinata dei tre appare come la risposta all'italiana che la giuria del premio ha voluto dare allo Star System. Una risposta rigorista e storicista. Vittorio Gregotti è, infatti, un personaggio noto per le sue posizioni intransigenti contro le innovazioni linguistiche degli ultimi anni, Gae Aulenti è una progettista ancora legata all'estetica postmodernista. E la Grasso Cannizzo - un architetto a mio giudizio più interessante degli altri due sebbene abbia realizzato molte meno opere- potrebbe apparire come facente parte del giro perché persegue una ricerca essenziale e, direi, calvinista.
Bene, immaginatevi adesso che una giuria debba assegnare delle medaglie d'oro alla politica e si decida di premiare alla carriera Massimo D'Alema, Rosy Bindi e una esponente dello stesso raggruppamento, più giovane, seria ma con maggiori capacità di innovazione. Come lo interpretereste? Che si vuole dare un messaggio: il sistema è sano e può contemplare conservazione e caute aperture.

Vediamo adesso la seconda medaglia d'oro- all'opera- assegnata a Vincenzo Latina. Latina è un progettista valente, formatosi con Francesco Venezia, che, nel corso della sua carriera, ha mostrato in qualche occasione di sapersene distaccare per opere più spigliate e, in una certa misura, più sperimentali. L'edificio premiato con la medaglia d'oro, il padiglione di accesso agli scavi dell'Artemision a Siracusa, è però probabilmente il suo peggiore. Non credo per colpa sua, perché il progetto originario era molto interessante (lo abbiamo, infatti, a suo tempo presentato su Progetti e concorsi), ma per come è stato mutilato in corso di esecuzione. E' sparita un'avvincente passeggiata che dal nuovo edificio doveva consentire di osservare le colonne greche incassate nel fronteggiante duomo di Siracusa e tutto quello che resta è una facciata banale con bucature ancora più banali che sono o troppo basse o troppo alte per creare una minima relazione percettiva con il contesto ambientale o per far vedere dall'esterno l'interno dell'edificio. Per non parlare di tre illogiche travi sghembe che fuoriescono dalla facciata e sembrano essere state messe solo per dare l'idea di un segno moderno oppure della cattiva esecuzione culminata con un discendente che segue un andamento – speriamo non voluto- zigzagante.
Insomma, Vincenzo Latina avrebbe potuto meritare una medaglia d'oro ma non certo per quest'opera. Dargliela è come se, tanto per fare un altro esempio, una commissione avesse voluto premiare la Duna della Fiat. La macchina non è venuta particolarmente bene ma comunque il marchio è italiano e qualcosa di migliore l'azienda l'ha fatto.

Cosa dire di un evento con premi assegnati a D'Alema, alla Bindi e alla Duna? Che fornisce una prospettiva non particolarmente brillante dell'architettura italiana d'oggi. Tanto poco brillante da compromettere anche la lettura delle altre segnalazioni. Tutte riconosciute a opere degne (anche se nessuna particolarmente coraggiosa) e a progettisti, anche giovani (ma non giovanissimi), che se lo meritavano.


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