Progettazione e Architettura

Impianti a tre livelli per una casa hi-tech: le novità previste dalla Cei 64-8

Alessia Tripodi

Dalla dotazione «base» a quella domotica, i nuovi requisiti per le installazioni aprono opportunità di business per installatori e imprese. Dal 1° novembre al via i correttivi approvati dal Comitato elettrotecnico

Impianti elettrici non più semplicemente «a norma», ma classificati su tre livelli per garantire sicurezza, risparmio energetico e prestazioni hi-tech. Un'opportunità che aumenta il valore delle abitazioni e apre nuovi mercati a progettisti e imprese.
È la «rivoluzione domotica» introdotta dalla variante V3 della norma Cei 64-8, entrata in vigore nel settembre 2011, ma recentemente aggiornata dal Comitato elettrotecnico italiano con una revisione tecnica che sarà valida a partire dal prossimo 1° novembre. Tale norma rappresenta il riferimento per la realizzazione degli impianti «a regola d'arte», come previsto dalla legge 46/1990 prima e dal Dm 37/2008 poi, in materia di sicurezza degli impianti tecnici negli edifici. «La nuova Cei 64-8 va oltre i requisiti di sicurezza dal punto di vista elettrico e introduce per gli impianti residenziali anche standard di funzionalità, riconoscendo l'importanza della domotica» spiega Stefano Dionigi, coordinatore area comunicazione di Csi-Anie, associazione che ha curato la campagna web «Impianti a Livelli» rivolta ai professionisti del settore e agli utenti (vedi articolo in questa pagina).

Già da marzo 2011 (e obbligatoriamente dal 1° settembre 2011) per la realizzazione di nuovi impianti elettrici nel settore residenziale (o per la sostituzione in caso di ristrutturazioni importanti) l'utente può scegliere fra uno dei tre livelli definiti dalla norma, che presentano via via dotazioni tecnologiche più ricche: livello 1 – Base (quello minimo per ottenere il rilascio della Dichiarazione di conformità); livello 2 – Standard; livello 3 – Domotico. Tale schema descrive quindi nel dettaglio le disposizioni e le norme che devono essere rispettate dai professionisti in fase di progettazione e messa a punto degli impianti nel residenziale.

La classificazione dei livelli non dipende né dalla prestazione energetica dell'immobile, né dalla sua classe catastale, ma è una misura riferita solamente alle prestazioni impiantistiche dell'immobile e «aumenta notevolmente il livello di trasparenza nel mercato – sottolinea Dionigi – sia per il cliente, che può operare una scelta in base a riferimenti chiari, ma anche e soprattutto per tutta la filiera, che può offrire soluzioni impiantistiche certificate in termini di dotazioni e prestazioni funzionali». E può offrire interessanti prospettive di sviluppo: secondo un'indagine di Prosiel (l'associazione per la Promozione della sicurezza elettrica) in Italia le abitazioni con impianti non a norma sono 12 milioni (vale a dire 2/3 di tutte quelle costruite prima del 1990) ed esiste, quindi, un «mercato potenziale – spiega Dionigi – di risparmio energetico, efficienza e innovazione non ancora sfruttato».
Anche «perché – aggiunge il rappresentante Anie – nel nostro Paese la domotica non è più legata solamente al lusso, visto che gli appartamenti con impianti evoluti sono ormai oltre 400mila e le imprese edili e gli installatori più lungimiranti – conclude – sperimentano l'applicazione di queste nuove tecnologie anche nel social housing».


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