Progettazione e Architettura

Foligno apre il Centro Italiano Arte Contemporanea con una mostra dedicata a Terragni

Paola Pierotti

La Casa del Fascio di Como, l'asilo di Sant'Elia, le abitazioni di Milano e il progetto per il Danteum a Roma. Sono questi alcuni dei progetti realizzati negli anni Venti e Trenta da Giuseppe Terragni e diventati un simbolo dell'architettura razionalista. Esiti concreti di un lavoro intellettuale e di un metodo di progettazione che ha permesso di proseguire le conquiste della modernità e di segnare tappe di grande attualità ancora oggi. Con questo spirito il nipote Attilio Terragni si è fatto promotore di una Mostra che aprirà a Foligno il prossimo 6 ottobre (fino al 9 dicembre 2012) dedicata a «Giuseppe Terragni, Il Primo architetto del tempo» e promossa dal Centro Italiano di Arte Contemporanea di Foligno.

La mostra rappresenta l'esito di un lavoro iniziato negli anni '90 con la ricerca e il restauro dei documenti originali per ricostruire vita professionale e pensiero di Giuseppe Terragni. «Una volta appurato il valore storico, ci stiamo concentrando sul valore contemporaneo oggi utilissimo – spiega Attilio Terragni – per chiunque studi architettura e abbia una tensione morale verso i temi dell'architettura».

Perché a Foligno? «Qui è stata stampata la prima copia della Divina Commedia di Dante e in questo contesto – racconta Terragni – abbiamo voluto presentare e illustrare il progetto di Giuseppe Terragni per il Danteum, un centro studi pensato per Roma, da realizzare di fronte alla Basilica di Massenzio e dedicato alla figura di Dante, un progetto che è anche stato approvato da Mussolini e che per ragioni meramente burocratiche non è arrivato in cantiere».

La città di Foligno è diventata quindi il pretesto per esplorare questo progetto «centrale nell'opera di Terragni, qui – commenta Attilio Terragni – si ritrovano tutti i suoi valori. La densità di questo progetto è immensa, data la localizzazione e il rapporto con la storia. Il tema è stato sviluppato proponendo un tempio e riproducendo la struttura geometrica della Divina Commedia nei muri e nella dimensione degli spazi. Un progetto che si riferisce a Dante, alla nostra cultura letteraria, alla cultura romana e alla nostra storia dell'architettura». Si tratta di un'architettura senza iconografie, pura astrazione: stesso approccio che si ritrova nel Museo Ebraico di Daniel Libeskind con cui Attilio Terragni (CityEdge) lavora da anni. «L'idea – continua Terragni – è che l'architettura porti con sé allo stesso tempo memoria e futuro». Il Danteum rappresenta un'architettura che comunica, una sorta di macchina che mostra la storia dell'architettura. «Salendo dall'Inferno al Paradiso – spiega il nipote di Terragni – si segue un itinerario dall'architettura egizia, greca e romana, con grandi volte e pesanti murature, fino al Paradiso dove era prevista una sala con 33 colonne di vetro. La sublimazione della materia che è ancora oggi l'ideale della modernità.


© RIPRODUZIONE RISERVATA