Progettazione e Architettura

Per Politecnica pieno di incarichi dalle aziende per rinnovare le sedi di produzione

P.P.

Centinaia di sopralluoghi nella fase emergenziale, poi gli incarichi soprattutto con i privati per la ricostruzione degli stabilimenti industriali. È anche questo un effetto del terremoto in Emilia come racconta la società Politecnica con base a Modena.

«Tramite gli Ordini e con le associazioni di categoria tipo l'Oice abbiamo fatto più di 400 sopralluoghi nei comuni di Carpi, San Felice sul Panaro, Cavezzo e Modena – racconta Fabio Camorani, responsabile strutture in Politecnica –. Ci siamo fatti aiutare da altri studi che dal Friuli all'Umbria avevano già affrontato queste problematiche. Abbiamo redatto anche una banca dati con schede georeferenziate che potranno dare un contributo alla mappatura complessiva».

Camorani racconta che dopo una prima fase «convulsa, dove si doveva procedere con grande fretta per mettere in sicurezza gli edifici industriali e far ripartire la produzione, è seguita una fase di attesa, aspettando l'evoluzione del quadro legislativo e il chiarimento della questione fondi. I lavori veri e propri partono ora».

Politecnica ha già ricevuto una ventina di incarichi soprattutto da parte di grandi industrie che hanno deciso di rimettersi in pista, «sfruttando» l'occasione anche per ripensare il layout dei propri spazi e per migliorarne la qualità con un occhio attento al risparmio energetico.
«L'industria – dice Camorani – ha reagito sicuramente per prima e si è messa in moto più rapidamente con i lavori. Per quanto riguarda la quota residenziale si evidenziano due tendenze: c'è chi vuole cambiare radicalmente soluzione magari costruendo case in legno (provvisorie o definitive, industrializzate o con un design originale), c'è chi preferisce risistemare la propria casa in muratura portante». Politecnica è impegnata sul fronte della ricostruzione dei singoli edifici ma è parte attiva nel dibattito sullo sviluppo territoriale avendo promosso il cosiddetto «Patto per il Sisma» che incoraggia un modello (diverso da quello aquilano) che razionalizza il consumo di suolo e punta alla «ricostruzione sul costruito, con tipologie riconducibili a quelle tradizionali. Gran parte della popolazione – racconta l'ingegnere – nella fase emergenziale ha preferito mettere in sicurezza le proprie case e le proprie fabbriche attrezzandosi per rimanere sul posto: vivendo in una roulotte davanti a casa o lavorando sotto un tendone allestito per una fase temporanea».

Politecnica ha partecipato ai bandi riservati alle imprese. «I costruttori ci cercano perché è richiesto un buon contributo in termini di tecnologie» dice Camorani. «È vero che i bandi sono stati indetti con tempi strettissimi ma noi progettisti siamo sempre più abituati e in questo caso l'esigenza di fare presto è reale».

La società emiliana ha già portato a casa numerosi incarichi per una serie di interventi post-terremoto, ma è convinta che nella ricostruzione dell'edilizia monumentale, e nel ridisegno del territorio ci siano tante altre occasioni. «Anche se il ragionamento dal punto di vista urbanistico sembra procedere più lentamente» dice l'ingegnere.

Politecnica si è attivata anche per creare una squadra con altri professionisti. In particolare con Arup ha proposto un'ipotesi di lavoro concreto alle amministrazioni colpite dal sisma. Obiettivo? «Uscire dall'evento catastrofico con la consapevolezza di poter ambire a un più alto livello di qualità dello sviluppo (economico, ambientale e sociale) migliorando la qualità dell'uso del territorio, promuovendo la nascita di imprese innovative e creando elementi di attrattività per le nuove generazioni». Arup e Politecnica propongono un metodo di lavoro, breve (3 mesi), per individuare le linee guida e i progetti pilota capaci di orientare gli interventi di ricostruzione. Un punto di partenza.


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