Progettazione e Architettura

Partecipazione del popolo, ricerca e pragmatismo, la ricetta per ripartire

P.P.

«Come hanno risposto gli architetti all'immediato post-11 marzo?». Il titolo è quello della mostra curata da Taro Igarashi all'Istituto giapponese di cultura di Roma (fino al 24 ottobre): fotografie, disegni, modelli, arredi temporanei e video offrono risposte concrete e una lezione seria (con prove testate sul campo) su come si possa affrontare la ricostruzione di un Paese devastato dagli eventi naturali.

Il Giappone orientale ha subìto un sisma di magnitudo 9 (quello dell'Aquila ha superato di poco 6 e quello in Emilia è stato di poco inferiore a 6), aggravato dallo tsunami. Un dramma con 20mila morti e dispersi, ma dopo la tragedia anche un'occasione per ripartire dalla "tabula rasa" con l'obiettivo di ricreare nuove condizioni per la vita privata e comunitaria e far ripartire prima possibile l'economia.

Gli architetti in Giappone sono scesi subito in campo: prima si sono attivati quelli del territorio non colpito, poi il testimone è passato ai locali, a seguire è stato chiesto un contributo a quelli stranieri. Si è lavorato molto sull'interazione progettisti-territorio.

Quattro le fasi della ricostruzione: misure emergenziali, costruzione di alloggi temporanei, progetti di ricostruzione e proposte dall'estero. Subito dopo l'evento si è voluto garantire la sicurezza, mettere al riparo le persone e i generi di prima necessità, sempre curando la privacy (con spazi divisori all'interno di grandi strutture e arredi in cartone) e senza mai lasciare al caso i dettagli (anche con un attento uso della grafica e del design a partire dalle magliette dei volontari, fino alla distinzione di acqua potabile, per uso agricolo e da bollire). Non è mancata la collaborazione di archistar giapponesi come Toyo Ito o Arata Isozaki, attivi in prima persona e promotori di workshop con colleghi locali e internazionali.

La ricostruzione in Giappone è stata fatta con elementi industrializzati ma anche con l'uso di materiali facilmente reperibili, come legno o semplice tela. Attenzione rivolta a tutti gli strati della popolazione, dai bambini agli anziani: per questi ultimi ad esempio si è cercato di ricostruire l'atmosfera tipica del bagno serale (in 15 giorni sono state attrezzate vasche in metallo, coperte di legno). Il Giappone ha puntato sul ripristino della normalità. In mostra c'è anche la ricostruzione di un villaggio di pescatori frutto del lavoro di tre giorni di 30 persone: con il legno di risulta sono state costruite nuove case per riattivare l'industria ittica.

Non sono mancati concorsi di architettura e sono state organizzate «mostre-mercato» dove gli architetti hanno illustrato i propri concept a imprese e clienti, concept da trasformare in lavori.


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