Progettazione e Architettura

Nel terzo bando post-terremoto (per i moduli abitativi) nessun premio alla qualità architettonica

P. Pierotti e F. Calsolaro

Se l'Emilia Romagna sembra aver fatto meglio dell'Aquila in termini di risposta all'emergenza terremoto, c'è ancora molta strada da fare sul fronte della ricostruzione. Rapidamente l'Emilia ha promosso bandi pubblici per scuole, municipi e case. Ventotto scuole stanno per essere finite e aperte. E non mancano le iniziative dei privati (soprattutto sul fronte industriale), nate per far fronte alla sicurezza ma poi estese alla ricerca di soluzioni attente al design e al risparmio energetico degli edifici.

Sono i professionisti, singoli o associati, a fare un appello perché l'architettura e l'urbanistica non vengano lasciati in secondo piano. «Ser per i bandi per le scuole l'architettura aveva un punteggio molto alto, nel bando per i moduli abitativi – denuncia Mario Cucinella, tra i vincitori di un lotto per una scuola temporanea – la qualità non è un parametro di selezione. Sia che si faccia una ricostruzione temporanea che permanente, la qualità va inseguita: non si possono costruire campi profughi anche se le strutture non resteranno per sempre. Si può fare edilizia temporanea di alto livello».

Cucinella ha lavorato anche all'Aquila e confronta le due realtà. «Evidentemente in Emilia le cose si fanno, c'è una regia forte che vuole portare a casa risultati in tempi brevi, ma resta da affrontare la questione della ricostruzione».

La voce di Cucinella non è isolata. Altri professionisti, locali e non, si sono fatti avanti offrendo il proprio know how. Politecnica e Arup ad esempio, due engineering (una locale e una con un profilo internazionale), si sono associate in un progetto che si chiama «Polarup» e hanno dato la loro disponibilità, con proprie risorse, alla provincia di Modena per lavorare sulla ricostruzione di alcuni comuni colpiti dal sisma (leggi l'articolo a questo link ) .

«L'idea è quella di redigere un concept – si legge nella lettera inviata ai sindaci – di masterplan d'area con l'obiettivo di valorizzare la singolarità del contesto orientandone la ricostruzione entro percorsi di forte innovazione e sostenibilità».

E dove la politica arranca o gli Ordini sono in affanno, sono i professionisti a farsi strada e a mettere in campo le proprie conoscenze e la propria esperienza. Ipotesi di lavoro dove il Giappone del dopo tsunami del marzo 2011 può insegnare tanto (leggi l'articolo a questo link ).

La quasi totalità delle imprese vincitrici dei 28 "Est", le scuole temporanee da realizzare in Emilia, ha presentato progetti realizzati da professionisti esterni, anche per l'importanza data dal bando alla qualità architettonica (70 punti su 100 premiavano il merito tecnico-architettonico). Ed è prevedibile che altrettanto sia accaduto per il bando per gli edifici municipali temporanei, chiuso il 24 settembre e redatto con criteri simili.

Qualità architettonica esclusa invece dal terzo e più sostanzioso bando per strutture temporanee, quello da 118 milioni per realizzare i cosiddetti "Pmar": prefabbricati modulari abitativi rimovibili, cioè le case.

Il ricorso all'esterno si deve anche ad altri motivi, strutturali. «Troppi tempi morti tra bandi pubblici, per cui l'impresa deve essere così grande e lavorare tanto nel privato da ammortizzare questi tempi morti, altrimenti avere forze tecniche interne di alta progettazione disoccupate per la maggior parte del tempo non è conveniente», osserva Mauro Monti, ingegnere e Rup del bando dei Pmar.

«Anche per i bandi pubblici – aggiunge Giorgia Marinelli, della Marinelli ed Equizi dell'Aquila, che ha vinto il lotto più sostanzioso (la scuola secondaria di Mirandola per quasi 4 mln) – spesso non serve la progettazione perché l'appalto prevede solo la realizzazione». «Gli appalti integrati come gli Est sono pochi – conferma Manuela Manenti, ingegnere Rup del bando scuole –, e poche sono le imprese in Italia con uffici tecnici interni sempre attivi». La Marinelli è una delle poche imprese vincitrici (un paio su una ventina) che ha curato internamente la progettazione Est: «Siamo organizzati internamente, ma ci occupiamo anche di edilizia in cemento armato».

C'è anche chi è esterno ma in realtà ha alle spalle una collaborazione consolidata con l'azienda, come Stefano Rigoni, dello studio Prr Architetti di Saronno, che ha progettato gli Est con cui Cmc Prefabbricati ha vinto due lotti da circa 750mila euro ciascuno. Il terzo lotto vinto da Cmc è quello della scuola progettata dallo studio di Mario Cucinella: «Seguo l'impresa sugli aspetti architettonici da quasi tre anni – dice Rigoni – e conoscevo già bene il loro sistema costruttivo. Credo che la collaborazione nasca spesso da un pregresso rapporto, altrimenti, almeno in questo caso, non c'è il tempo di conoscere il sistema costruttivo di un'impresa».

Ma c'è anche chi si è trovato a collaborare con aziende in circostanze fortuite, come Franco Luminari di Ancona, che ha progettato due scuole vinte con l'impresa Manutenzione Generali Reggiane. «Il problema della prefabbricazione è che in Italia siamo ancora principianti: non c'è cultura né tecnologia e ricerca appropriata, si crea il pezzo ma non il prodotto finito. E non c'è ancora mercato, per cui le forze tecniche interne sono solo mirate a realizzare i componenti ma per il resto ci si deve rivolgere a professionisti esterni».

Mentre scuole ed edifici municipali lasciavano un certo margine di manovra per la progettazione (molti dei vincitori delle scuole hanno partecipato anche all'altro bando), per i moduli abitativi la prefabbricazione è molto rigida: «Il rischio è di ottenere scatole anonime, parallelepipedi», dice Luminari. Secondo Rigoni: «Si tratta di diverse tipologie costruttive, parteciperà chi fa bungalow, case mobili, prodotti a catalogo».

D'accordo Marinelli: «Non partecipiamo, il bando si rivolge a chi opera prettamente nella prefabbricazione, si tratta di moduli assemblati, le case saranno del tutto provvisorie e nemmeno fissate al suolo», spiega Manenti. «Gli alloggi devono durare massimo 72 mesi, il tempo di riparare le abitazioni – spiega Monti – per cui era determinante la rapidità e la facile rimovibilità. È vero che il mercato dei partecipanti è più ristretto, al bando dei municipi ad esempio sono arrivate circa 300 offerte, ma comunque dovremmo coprire i Pmar richiesti».


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