Progettazione e Architettura

Innesto contemporaneo firmato Cecchetto sul capannone dell'Arsenale

Paola Pierotti

La C.A.V. (Costruzioni Arsenale di Venezia) si fa casa in un bunker. Lo studio di Alberto Cecchetto ha ultimato la riqualificazione di un nuovo capannone all'Arsenale di Venezia e ha aggiunto un suo tassello che integra recupero e design contemporaneo nel complesso arsenalizio.

L'Arsenale di Venezia è un organismo complesso dove nel tempo si sono sedimentati edifici e manufatti di vario tipo, forma, dimensione e tecniche costruttive. È costituito generalmente da grandi e medi capannoni in mattoni, pietra d'Istria, capriate in legno e acciaio che mostrano le tecniche costruttive più avanzate utilizzate dalla Repubblica veneziana per dar vita ai luoghi di lavoro più importanti della città.

Lo studio veneziano ha rigenerato un bunker in cemento armato, la cui forma e copertura appaiono estremamente particolari. «L'edificio ha delle murature particolarmente spesse, delle lesene in cemento armato e una copertura con uno spessore anomalo di più di due metri. La volta di copertura in cemento armato - spiegano dallo studio - infatti, era ricoperta di argilla e terriccio in modo da poter rendere sicuro lo spazio interno del bunker contro eventuali bombardamenti ed esplosioni».

Costruire un edificio per uffici in un bunker, con bucature minime che consentono ad esempio un'illuminazione appena sufficiente ai locali interni, non è stato facile. Il concept del nuovo edificio si caratterizza per la presenza di un corridoio centrale che consente la distribuzione degli uffici. «Tutti questi sono inevitabilmente distribuiti in modo preciso e vincolato poiché devono rispettare il ritmo e la sequenza delle bucature esterne. Il corridoio centrale, invece - dicono dallo studio - diventa l'elemento più interessante di progettazione poiché si presenta come uno spazio alto e stretto privo di luce». Il progetto si gioca quasi tutto qui: creare un corridoio di distribuzione illuminato con pareti attrezzate che "nascondano" le porte e che sappiano dar vita ad una sequenza di facce in grado di riflettere in modo variato la luce che proviene dall'alto.

Come un vagone di un treno le pareti interne del corridoio diventano uno spazio lungo e stretto, complesso e articolato come in uno spazio urbano. «Una vera e propria calle veneziana - spiega Alberto Cecchetto che si snoda tra il tessuto urbano non regolare degli edifici storici e che genera angoli e sequenze di spazi in modo contraddittorio». Unica variazione del corridoio è data da un soppalco che copre la parte centrale dell'edificio, raggiungibile con una scala a sbalzo in acciaio, dove si trova anche una sala riunioni a disposizione degli operatori.


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