Progettazione e Architettura

Sul tetto una pelle metallica ispirata alle «lose» di pietra degli edifici locali

Maria Chiara Voci

Presentato ufficialmente il progetto dell'architetto giapponese Kengo Kuma, frutto di un concorso internazionale. Il costo previsto è di 48,5 milioni. Il cantiere dovrebbe aprire nel 2014

Nella forma prescelta, sono in molti a riconoscere le suggestioni della capanna ideata nel 1947 da Carlo Mollino, una sorta di manifesto con cui l'architetto ha reinterpretato il segno dell'architettura figurativa alpina. Il progetto per la nuova stazione internazionale di Susa sulla linea ad alta capacità Torino-Lione, si presenta come una sintesi fra i valori tradizionali della valle e l'esperienza dell'archistar in tema di integrazione del costruito e sostenibilità ambientale.

Il velo sul plastico dell'opera, che sorgerà nell'area dell'autoporto di Susa, all'uscita del tunnel di base e costerà 48,5 milioni, è stato sollevato, la scorsa settimana a Torino, dallo stesso Kengo Kuma, che si è aggiudicato il concorso internazionale bandito da Ltf, affermandosi all'unanimità fra 49 cordate partecipanti di cui 5 giunte alla fase finale. L'avvio dei cantieri è atteso per fine 2014 (si veda articolo a questo link ).

L'edificio, già soprannominato da qualcuno "l'opera della pace", avrà l'arduo compito di riconquistare consensi fra il popolo dei No Tav, che si oppongono all'alta velocità e si presenta come una struttura a spirale, poggiata su un fianco sul terreno circostante. Una roccia nera dall'esterno, senza una facciata principale, coperta da una pelle tecnologia in metallo, che reinterpreta in chiave contemporanea la trama dei tradizionali tetti a lose della Valsusa e funziona come captatore solare per la produzione di energia.

Luminoso e trasparente all'interno, con una lunga rampa ascendente, caratterizzata da vetrate e visuali aperte a 360 gradi sul landscape, fino al culmine in una grande balconata, "segno visibile del legame fra la costruzione e la natura" e da cui è possibile riconoscere il Rocciamelone e la Sacra di San Michele, simbolo della Regione Piemonte.

«Gli obiettivi e i concept su cui abbiamo lavorato – ha detto Kuma – sono il recupero di un'area ferita dalla presenza di molte infrastrutture, la restituzione di spazi verdi, la creazione di una nuova armonia, rispettando la bellezza dei luogo, il legame con le montagne, i tratti architettonici dei tetti tradizionali, il rapporto fra lo scalo e il suo territorio». La stazione, pensata per accogliere un traffico internazionale, ma anche locale, non sarà solo il luogo da cui e verso cui viaggiare, ma che dovrà condensare differenti servizi per i cittadini.

Sul consumo di suolo, infine, la garanzia che arriva alla valle è che «l'opera sta all'interno di aree già compromesse e di un territorio già antropizzato, collegato alle statali e all'autostrada - spiega Mario Virano -. L'intervento non occuperà nuovi spazi ma, al contrario, alcune aree oggi asfaltate saranno restituite al termine del progetto come spazi verdi». Tutto dovrà poi certo confrontarsi con i nuovi interventi pubblici e privati, che come sempre accade potrebbero sorgere a ridosso di un importante snodo di mobilità.


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