Progettazione e Architettura

Best practice Louvre. Quattro anni di lavori e 100 milioni di euro per la nuova architettura nata da un concorso

Luigi Prestinenza Puglisi

Il presidente francese inaugura oggi il Dipartimento di Arte Islamica del Louvre progettato dall'italiano Mario Bellini e dal francese Rudy Ricciotti, che il 22 aprirà al pubblico. Si tratta di un edificio in gran parte autosufficiente ubicato all'interno di uno dei grandi cortili del museo parigino, la settecentesca Cour Visconti. E' organizzato su tre livelli, due aperti al pubblico e uno a destinato servizi , con 2800 metri quadrati di superfici espositive. Voluto dal presidente Jacques Chirac nel 2002, il concorso è stato bandito nel 2004 e assegnato l'anno successivo. I lavori sono iniziati nel 2008 e conclusi con un aumento dei costi che ha portato l'originario budget a sfiorare i 100 milioni di euro, comprensivi però del restauro della stessa Cour Visconti, effettuato nel 2006, e del restauro di circa 3500 opere della collezione. Lo Stato Francese ha contribuito con 31 milioni, il Louvre con uno e mezzo e la restante parte è stata versata da stati islamici e da mecenati privati.

Trovandosi all'interno di una corte sulla quale affacciano le finestre di altre sale del museo, gli architetti hanno inventato una copertura che non ostruisce le visuali e piacevole da guardare dall'alto. La copertura fa filtrare la luce naturale ed è sufficientemente scostata dalle pareti della corte per evitare di far collidere la nuova e la vecchia struttura.
La soluzione è stata una superficie ondulata sorretta da una struttura metallica poggiante su otto pilastri e rivestita in vetri protetti da una maglia metallica dorata. Un'immagine incantevole che, grazie ai riflessi dorati, ricorda i preziosi rivestimenti orientali.

Da qui un pullulare di metafore. Per alcuni la copertura sarebbe una nuvola, per altri una tenda, per altri ancora una vela. Per i progettisti, consci del fatto che tali immagini sono state sovente utilizzate per altri edifici, ricorda le ali di una libellula (Mario Bellini) e un foulard sospeso nel vento (Rudy Ricciotti).
Al di là delle metafore – che corrono il rischio di essere fuorvianti- il progetto di Bellini e di Ricciotti rappresenta un momento importante di riflessione disciplinare per almeno tre motivi.
Innanzi tutto perché mostra, in un momento in cui la ricerca architettonica tende verso la ricerca di forme semplici e stereotipate (da cui un proliferare di edifici che sembrano la sommatoria di tante casette con il tettuccio), che la cosiddetta architettura parametrica, giocata su forme complesse e non euclidee, non è affatto morta e ha ancora molto da dire. Se non altro in virtù del fatto che, come dice Ricciotti «prende a colpi d'ascia il minimalismo»

In secondo luogo perché l'inserimento di un edificio contemporaneo all'interno di uno storico mostra che nuovo e antico possono convivere senza problemi. Osservazione questa scontata in Francia ma meno in Italia dove dilaga la teoria del restauro del dov'era e com'era e dove un intervento come questo non si sarebbe mai fatto.

In terzo luogo perché la copertura in parte trasparente dell'edificio è una alternativa convincente al vecchio e forse sin troppo semplicista dilemma tra realizzare superfici opache, quali i muri tradizionali, o trasparenti, quali le grandi vetrate dei curtain wall, con un arricchimento degli strumenti progettuali che prima o poi si riverserà su edifici di minor costo e importanza.
Un'ultima considerazione. Il Dipartimento di Arte Islamica è l'ultimo tassello di un processo durato oltre venticinque anni e iniziato da François Mitterand che ha portato il più grande museo francese a rispondere adeguatamente alle esigenze di una società e di un turismo di massa. Con opere edilizie che, giudicate una per una – si pensi per esempio alla grande piramide vetrata di accesso- possono apparire anche azzardate.

Certo è però che il Louvre, grazie a questa illuminata e coraggiosa politica edilizia, oggi è in grado di rispondere all'afflusso di quasi nove milioni di visitatori l'anno. Mentre in Italia, con numeri molto inferiori, i nostri musei boccheggiano.


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