Progettazione e Architettura

Da Pescara a Hong Kong (via New York). Giro del mondo per riuscire a emergere

P.P.

Dai grandi studi internazionali a uno studio con colleghi di nuova generazione, da un capo all'altro del mondo. Carlo Maria Ciampoli, architetto di Pescara, 35 anni, ha lavorato a New York fino al 2007 nel grande studio di Som. Oggi è a Hong Kong. Ai primi segnali di crisi ha preferito non combattere con «orde di disoccupati che si contendevano i pochissimi posti disponibili nella Grande Mela e di approfondire la conoscenza e la passione per nuovi temi».

E si è dedicato all'«architettura parametrica e alla fabbricazione digitale», all'avanguardia cinque anni fa. Il 2008 è stato per me come per moltissimi altri giovani architetti un anno incredibile: la crisi mi ha aperto gli occhi sul cinismo dei megastudi corporate americani dove prima di tutto architettura è business, un concetto semplice – spiega –, ma piuttosto distante dall'idea molto più romantica di architettura che si ha in Italia».
Qualche mese prima, Ciampoli ha conosciuto il gruppo LaN e con loro ha iniziato una prima collaborazione entrando via via full time nella loro squadra «divertendomi un po' – dice l'architetto – ai margini della professione, sentendomi come un pioniere di nuovi approcci progettuali».

A New York Ciampoli ha prodotto installazioni, partecipato a workshops, fatto consulenze per studi piccoli e per colossi come Kpf. «I workshops, richiestissimi in tempi di crisi, mi hanno portato a conoscere posti nuovi – dice –: sono stato a Toronto e Città del Messico». Anche a Roma ha collaborato con Marialuisa Palumbo per il master di architettura digitale dell'Inarch dove ha portato, insieme ad altri due membri di LaN, il primo laboratorio di fabbricazione con macchine a controllo numerico.

A Città del Messico, grazie a due workshops organizzati nel 2009 e 2010 ha stretto una forte collaborazione con Michel Rojkind: «per quasi un anno – ricorda – ho fatto la spola tra New York e Città del Messico per portare avanti alcuni progetti». Ciampoli si stava per trasferire a Città del Messico con la moglie, ma alla notizia che stava arrivando il loro primo figlio, hanno scelto di farlo nascere a New York. E così ha scelto di rientrare nel mondo degli studi di architettura newyorchesi.

«Ho avuto una bellissima annata con Cook + Fox – racconta – dove sento di essere cresciuto molto nell'arte del costruire. La loro estetica progettuale è elegante ma conservatrice, tuttavia il know how su come mettere insieme edifici è piu unico che raro». L'avventura è stata bella ma è durata poco perché Ciampoli ha avuto l'opportunità di andare a lavorare a Hong Kong nello studio 10design, dove da sei mesi si è trasferito con tutta la famiglia.

«Qui sono un senior designer dello studio, cosa che mi rende libero di lavorare un po' di più a modo mio, di gestire team e di trasferire teorie e tecniche di progettazione parametrica nei nostri progetti». In sei mesi ha già lavorato per un piano urbanistico a Beijing, per il progetto di un hotel, una serie di ponti in una città vicino a Macau (la Las Vegas cinese) e ora è impegnato per due progetti in India.

«Mi ricordo Thom Mayne che 3, 4 anni fa in un'intervista disse: "se sei un giovane architetto oggi, fai le valigie e vai in Cina"; e devo dire che ora capisco perché».


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