Progettazione e Architettura

Più donne, più precari e fatturati in calo nel futuro degli ingegneri. Rivoluzione in arrivo per il ruolo dell'ordine

Giuseppe Latour

La ricerca S3 Studium-Cni presentata al Congresso di Rimini spiega come cambierà la professione nei prossimi dieci anni: i nuovi ingegneri saranno non più di 20mila, nel 2030 le donne rappresenteranno oltre il 50% degli iscritti alle facoltà

Una crescita lenta del numero di ingegneri e del giro d'affari del settore. Con professionisti sempre più precari e sempre meno opportunità di lavoro. È un decennio difficile quello che accompagnerà gli ingegneri fino al 2020, secondo la ricerca preparata da S3 Studium e commissionata dal Cni che sarà presentata questa settimana al Congresso di Rimini. Un decennio di cambiamenti tecnologici e parcelle più magre, che rivoluzionerà anche il ruolo dell'ordine. La ricerca (scarica il testo ) è stata condotta incrociando le opinioni di nove esperti del settore. Partendo dai numeri, di qui al 2020 si attende una crescita moderata degli iscritti all'ordine. Oggi sono 230mila, arriveranno a 250mila nel giro di otto anni. Aumenteranno, invece, decisamente le donne che nel 2020 saranno più della metà degli iscritti alle facoltà di ingegneria. Infine, per tutti ci sarà una stagnazione dei fatturati. Gli studi di ingegneria guadagneranno poco più di quanto fanno oggi: in otto anni è atteso un aumento inferiore all'8/10 per cento.

Anche se si tratta di previsioni di lungo periodo, alcune tendenze si stanno già delineando chiaramente. Ne parla Stefano Palumbo, amministratore e direttore ricerche di S3 Studium. «La prima tendenza è la precarizzazione. Gli ingegneri risentono in maniera rilevante della crisi in termini di mancata crescita del giro d'affari, ma non di perdita dell'occupazione. In pratica, non perdono il lavoro ma subiscono un contraccolpo economico». Questo vale soprattutto per l'ingegneria civile: questa branca, a differenza delle altre, soffrirà infatti una riduzione drastica degli investimenti e forti problemi di mercato. Servirà un cambio delle abitudini: secondo gli esperti i nuovi professionisti dovranno orientarsi più verso la trasformazione del patrimonio esistente, le nuove tecnologie, la qualità ambientale. Integrando le proprie conoscenze attuali con elementi legati alla gestione del costruito. Non bisognerà pensare solo alla realizzazione degli edifici, ma anche alla loro vita. Ci sono, poi, le sfide organizzative. «Il passaggio più importante sta iniziando proprio ora – dice Palumbo – ed è quello che porta dal modello dello studio professionale a quello della società di servizi. In Italia cominciano a esserci strutture di decine o centinaia di professionisti e il fenomeno si accentuerà quando grandi società straniere si affacceranno sul nostro mercato per entrare nei servizi di progettazione».(vedi anche intervista al presidente Cni Armando Zambrano ). Questo porterà un impatto sull'attuale assetto degli ordini. «La ricerca – chiosa Palumbo – evidenzia che dovranno ridefinire il loro ruolo, perché gli aspetti di regolazione che giustificano la loro esistenza si indeboliranno parecchio. Comincerà una destrutturazione, che potranno affrontare provando a gestire risorse nuove, legate alle competenze, alla formazione e all'aggiornamento».


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