Progettazione e Architettura

Nel Palais Lumier una città verticale a sette stelle con vista su Venezia

Franco Tanel

Lo stilista presenta al grande pubblico la spettacolare torre che intende realizzare a Marghera: una "scultura abitabile" alta 256 metri con suite da sogno e appartamenti da due milioni di euro

L'ingresso di Pierre Cardin è quello di una star, con i giornalisti invitati ad uscire dalla sala per omaggiare il Maestro al suo arrivo. Ai lati alcune hostess che indossano vestiti e occhiali ispirati ai disegni dello stilista, e che ricordano i film di fantascienza anni '60.

L'evento con cui Cardin ha voluto illustrare di persona, ieri pomeriggio, il progetto del suo Palais Lumiere, è parte della Biennale Architettura che apre a Venezia, e ha svelato alcuni aspetti ancora inediti della discussa opera che dovrebbe sorgere, entro il 2015 a Marghera. Una "scultura abitabile" di 256 metri d'altezza e oltre 40 mila mq di superficie con hotel di lusso, piscine, giardini pensili, ristoranti, cinema e teatri per oltre 7000 posti e 300 appartamenti di lusso che complessivamente arredi inclusi costerà circa 3 miliardi di euro.

«Ho nostalgia di Venezia e questa opera non è una provocazione ma un progetto per il futuro, per l'ecologia di questa città - spiega Cardin mischiando francese ed italiano - non distrugge niente e assicuro che non si vede per nulla da Venezia». Il maestro sottolinea gli innumerevoli benefici che dovrebbe assicurare a Marghera: «Ci sarà una grandissima attenzione all'ecologia e alla pulizia del sottosuolo che ha sopportato di tutto in questi ultimi sessant'anni. E poi porterà lavoro, almeno 5000 persone saranno coinvolte nella costruzione del grande edificio e altri lo saranno poi per tutti i servizi e le forniture necessarie alle attività quotidiane che si svolgeranno al suo interno. Questa opera non è un capriccio, e anche dal punto di vista finanziario il mio nome è una garanzia. Per me 1,5 o 2 miliardi di euro non sono un problema».

Sui tempi Cardin, conta di riuscire a concludere l'opera entro il 2015. Ma da chi sarà abitato il Palais Lumiere una volta finito?

«Ci sarà un hotel da 470 camere 30 delle quali saranno super suite a 7 stelle - spiega lo stilista- che diventerà un punto di riferimento non solo per Venezia e il Veneto ma che attirerà ospiti anche da Milano e da più lontano». Parte della struttura sarà poi a destinazione direzionale e parte residenziale con circa 300 appartamenti da 100 mq ciascuno. L'impatto di un ulteriore attrattore di turisti non lo preoccupa: «Oramai viaggiano anche i turisti meno abbienti, ma il Palais Lumiere non influirà sull'affollamento dei turisti a Venezia perchè è pensato per clienti con buona o grande disponibilità economica».

In effetti l'idea è di vendere gli appartamenti a circa 2 milioni di euro l'uno. «Quanti paesi ci sono al mondo, 150? Volete che non ci siano due ricchi per ogni paese disposti a spendere questa cifra per avere un appartamento a Venezia con il nome di Pierre Cardin?», replica il Maestro a chi gli ricorda la crisi economica che aleggia sull'Europa.

Ad accompagnarlo anche l'ing Rodrigo Basilicati, che ha progettato l'edificio principale, il Palais Lumiere vero e proprio, e l'insieme degli interventi urbanistici che lo affiancano, in tandem con lo studio Altieri di Schio: «A chi ci chiede perchè abbiamo voluto fare un edificio così particolare, e soprattutto così alto, rispondo che le ragioni sono molte - precisa con pazienza - innanzitutto certamente l'idea di Pierre Cardin di realizzare un simbolo, ma anche fattori tecnici e pratici. Ad esempio la complessità e il costo delle fondazioni e quello delle bonifiche. In pratica se io sulla stessa superficie realizzo una torre più bassa, la superficie utile non è sufficiente a rendere economico il progetto. Allo stesso tempo se amplio le dimensioni a terra dell'edificio, per recuperare quello che ho perso in altezza, faccio crescere in maniera insostenibile i costi di fondazioni e bonifiche. Insomma è un equilibrio difficile e non solo in senso figurato, anche reale, perchè il disegno dell'edificio con una parte centrale così esile - sono solo 20 metri di diametro - pone dei vincoli progettuali molto precisi».

Al progetto, ora, per poter ottenere il via libera all'accordo di programma con il Comune di Venezia, accordo che ha anche valore di permesso a costruire, manca solo il parere positivo dell'Enac, l'Ente Nazionale Aviazione Civile, sulla questione dello "sforamento" in altezza dei limiti, sono circa 100 metri, previsti dalle norme in prossimità degli aeroporti. «Oggi stesso abbiamo consegnato lo studio definitivo che spiega come il Palais Lumiere non sia un pericolo per la navigazione aerea – spiega l'ing Guido Zanovello, responsabile del progetto per lo Studio Altieri - e confidiamo in un via libera. Ragionando con Enac abbiamo ribaltato il problema, realizzando uno studio di risk assessment per tutta l'area dell'aeroporto, non solo quella interessata dal Palais Lumiere; addirittura l'edificio con la sua altezza può essere un elemento di sicurezza per il traffico aereo potendo installare alla sua sommità un radiofaro o un'altra apparecchiatura che funga da riferimento per la virata degli aerei che si approcciano alla pista da ovest».

I tecnici che lavorano al progetto sperano di poter iniziare i lavori tra gennaio e febbraio del prossimo anno: «Dobbiamo anche scegliere le imprese che realizzeranno le opere - conclude l'ingenger Basilicati - che cercheremo siano il più possibili del territorio, così come i fornitori di tutti i materiali necessari e degli arredi. Abbiamo anche l'idea di coinvolgere le imprese chiedendo loro di reinvestire in spazi all'interno dello stesso Palais Lumiere una parte del valore del loro appalto, potrebbe essere un 10%, un modo per renderli partecipi del progetto e dare a loro una location di prestigio internazionale».

Il progetto del Palais Lumiere, è presentato in una mostra aperta gratuitamente al pubblico fino al 25 novembre 2012 e realizzata a Marghera, in un edificio industriale ristrutturato da Nova Marghera e battezzato Concept Creatif International Pierre Cardin.


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