Progettazione e Architettura

Zambrano: «La nostra "scuola di alta formazione" per l'aggiornamento permanente»

Massimo Frontera

Intervista a tutto campo al presidente degli ingegneri e coordinatore del Pat sull'attuazione della riforma

Piede premuto sulla formazione continua obbligatoria. Questa novità della riforma sulle professioni rappresenta la sfida di gran lunga più complessa che gli ingegneri hanno di fronte.

Complessa ma anche desiderata. «Volevamo una riforma che ci consentisse di affrontare le sfide del mercato - esordisce Armando Zambrano, presidente degli ingegneri, che ricopre anche la carica di coordinatore del Pat, l'associazione che riunisce tutte le professioni di area tecnica -. Finora non avevamo strumenti per imporre una formazione obbligatoria e permanente. C'erano solo le iniziative degli ordini locali, ma con poca capacità di incidere e verificare».

Presidente Zambrano, come attuerete la formazione obbligatoria?
Proprio in questi giorni abbiamo varato la nostra scuola di alta formazione, una onlus con una sua autonomia statutaria e interamente partecipata dal Consiglio nazionale degli ingegneri.

Che compiti avrà questa struttura?
Dovrà curare tutti tutti gli aspetti della formazione. Prima di tutto organizzare un sistema di formazione a distanza per mettere tutti gli iscritti in condizione di aggiornarsi nei propri campi di specializzazione. È fondamentale che la formazione sia fruibile da tutti nello stesso modo. Ma la scuola dovrà validare i corsi degli ordini provinciali, dare suggerimenti, curare la formazione dei formatori, fare convenzioni con l'università o altre strutture.

Vi state facendo un "ministero dell'Istruzione" tutto per voi?
Se bisogna fare le cose bisogna farle bene. Selezioneremo i colleghi più esperti. La scuola sarà il nostro braccio destro per la formazione, così come il nostro Centro studi fornisce il supporto scientifico e culturale.

I costi della formazione?
È nostra preoccupazione contenere i costi. Dobbiamo chiedere ai nostri iscritti di essere disponibili a fare corsi anche gratuiti, coinvolgeremo le università, potremo anche vedere di sponsorizzare qualche corso e utilizzeremo molto la formazione a distanza.

Come funzionerà il conteggio dei crediti?
Sulla formazione stiamo lavorando insieme ai colleghi che aderiscono al Pat, che sarà convocato nei primi giorni di settembre con all'ordine del giorno proprio la formazione. Vediamo se ci sarà una uniformità tra i colleghi.

Vi piace il tirocinio?
Nell'immediato non lo faremo.

Perché?
Fino ad oggi gli ingegneri hanno fatto un lavoro bene anche senza il tirocinio. Le sfide del mercato sono più forti ma è ritardare l'accesso dei giovani al lavoro non va bene. E poi, data la grande diversificazione delle competenze, trovare sempre la possibilità di fare il tirocinio è difficile. Ci arriveremo, ma cercheremo di fare un sistema in cui, almeno all'inizio, non ci sia l'obbligo e che ci sia invece un alleggerimento dell'esame di Stato.

Assicurazione obbligatoria. Vi state organizzando?
Nel giro di un mese proporremo agli iscritti un ventaglio di 5-6 proposte base presentate dalle compagnie di assicurazione e validate dal nostro Centro studi. Saranno gli iscritti a scegliere. Abbiamo messo in concorrenza le compagnie, ottenendo una certa convenienza economica. Per i giovani al primo impiego abbiamo chiesto di non superare 150 euro l'anno. Ma faremo un regolamento.

Per dire cosa?
Vogliamo specificare chi è tenuto all'obbligo di stipula e chi no. Se la logica della norma è quella di garantire il cliente, l'assicurazione va bene per chi fa la libera professione, ma dovrebbero essere esclusi i colleghi che hanno un lavoro dipendente.

La pubblicità?
Non è un argomento che ci interessa, e non siamo preoccupati. Credo che sia un modo normale di aprirsi al mercato ma non c'è ancora una tendenza forte a utilizzarla.

In generale, vede delle criticità nell'attuazione della riforma?
Ci dispiace che il ministero della Giustizia si sia riservato quasi d'appertutto un parere vincolante. Speriamo bene.


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