Progettazione e Architettura

Freyrie: «Bene i paletti sulla pubblicità: vigileremo per evitare che la professione venga squalificata»

Massimo Frontera

Intervista a tutto campo al presidente degli architetti per capire l'impatto della riforma delle profesisoni sulla categoria

«Faremo assolutamente il tirocinio, ma vorremmo farlo rivedendo l'esame di Stato, che è stato progettato senza il tirocinio». Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio nazionale degli architetti, fa subito capire coma la riforma appena approvata sia il punto di partenza per riconfigurare l'assetto della professione.

Se il tirocinio completa la qualificazione del professionista – questo è il ragionamento degli archietetti – allora bisogna rivedere tutto il percorso formativo, a cominciare appunto dall'esame di Stato.

Presidente Freyrie, dopo lo scontro di questi ultimi mesi con il Governo sulla riforma delle professioni, ora aprite subito un nuovo fronte?
Più che scontro parlerei, da parte nostra, di un confronto costruttivo. Il nostro esame di Stato si compone di quattro prove e impegna il candidato per almeno sei mesi; con il tirocinio questo percorso andrà alleggerito. È per questo che vogliamo aprire subito un confronto con il ministro dell'Istruzione, presentando le nostre proposte. Il tirocinio c'è d'appertutto; è una norma sana, europea. Dobbiamo arrivare a un sistema in cui l'esame di Stato è una prova che segue il tirocinio; e dopo diventi architetto.

Come remunerete i tirocinanti e quanto durerà il tirocinio?
Bella domanda. Con un compenso a forfait, una cifra potrebbe essere quella intorno a 500 euro. Bisognerà capire se ci orienteremo verso un parametro legato al fatturato del professionista che ospita i tirocinanti, tenendo anche conto del diverso potere d'acquisto nelle varie città, oppure un forfait secco. Stabiliremo comunque un minimo. Per la durata pensiamo 12 mesi.

Come imposterete il percorso della formazione continua?
Ci stiamo organizzando per una formazione ad hoc per l'architetto. Una formazione che abbia il "bollino blu" dell'Ordine e su misura per noi. L'architetto è diverso da qualsiasi altro professionista; è una figura un po' "anfibia". Nella nostra idea ci saranno delle parti formative più tradizionali, di studi e corsi, ma anche altro, come viaggi o abbonamenti riviste di settore, partecipazione a festival di architettura. E ci saranno anche i concorsi e premi, perché chi li fa è costretto ad aggiornarsi, oltre a sostenere dei costi.

Quanto deve costare e quanto deve durare secondo voi la formazione continua?
Dovrà costare poco. Questo è un punto importantissimo. Per assicurare una formazione continua a 150mila architetti faremo ampio ricorso allo strumento digitale immateriale

Tutti gli architetti con il tablet?
Tutti con il tablet. D'altra parte noi viviamo viviamo davanti ai computer

Le regole disciplinari vi stanno bene?
Il sistema ci sta bene.

I membri dei collegi dovranno essere remunerati?
Mi pare che dovranno esserlo. Bisogna capire se le risorse staranno nei bilanci esistenti degli ordini oppure se si dovrà prevedere un fondo per le spese, a carico di chi fa ricorso.

Assicurazione. Come attuerete l'obbligatorietà prevista dalla riforma?
Intanto è importante che sia stato dato un anno di tempo per prepararsi. In ogni caso abbiamo già lanciato una gara rivolta alle compagnie di assicurazione per fare una o più convenzioni quadro su misura per gli architetti. Ma ci vorrà ancora del tempo. Stiamo facendo un lavoro ad ampio raggio sia sui costi che sulle caratteristiche della polizza.

Arriva la pubblicità, ci sarà una rivoluzione tra gli architetti?
La novità della pubblicità è interessante. È importante aver chiarito che debba essere riferita esattamente a quello che fai e che non si possano mandare messaggi vaghi. Per noi, stiamo parlando di Internet. Dobbiamo evitare che la professione venga squalificata da fenomeni tipo Groupon.

Qual è la prima cosa che farete?
Ora dobbiamo riscrivere tutte le norme deontologiche. Ma è anche più importante passare alla fase due: dopo la riforma della professione dobbiamo mettere a sistema le prefessioni con l'economia del Paese, adeguando il sistema professionale italiano alle regole europee che esistono da 15 anni. Il vero punto politico è: la nostra capacità di fare di queste regole una cosa non punitiva e che innalzi la qualità professionale. Di tutte queste cose si può fare una costosa burocrazia oppure fare uno strumento per alzare la qualità. E questo dipende solo da noi. Noi abbiamo chiesto e ottenuto questa riforma. Ora sta a noi realizzarla.


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