Progettazione e Architettura

Pubblicità, tirocinio, assicurazione, sei mesi per attuare la riforma

Massimo Frontera

Sei mesi viene considerato dagli architetti un tempo ragionevole per attuare la riforma. Ma i nuovi obblighi potrebbero indurre al ritiro molti professionisti a tempo parziale

Sei mesi viene considerato dagli architetti «un tempo ragionevole» per definire l'attuazione della riforma, mettendo a punto tutti i tasselli, soprattutto quelli di maggiore portata innovativa, come formazione, tirocinio e assicurazione obbligatoria. Preparandosi anche a qualche contraccolpo negativo. (leggi anche l'intervista al presidente Freyrie )

Infatti, uno dei primi effetti della riforma per gli architetti sarà quello di un calo delle iscrizioni all'Albo. «Probabilmente – stimano al Consiglio nazionale – un buon numero di architetti smetterà di iscriversi all'Ordine e sottoscrivere progetti».

Il dimagrimento degli iscritti colpirà soprattutto i cosiddetti professionisti a tempo parziale che svolgono la professione in modo saltuario, firmando un progetto ogni tanto. Tra questi ci sono docenti universitari o professori della scuola dell'obbligo, dipendenti e anche madri di famiglia. «Nel momento in cui devono organizzarsi come prevede la riforma, probabilmente passeranno la mano», prevedono al Consiglio nazionale.

Questa sorta di selezione del mercato sarà l'effetto soprattutto della formazione continua obbligatoria – una novità assoluta per gli architetti – che prevederà, oltre a dei costi da mettere in preventivo, anche un certo numero di ore da dedicare all'"updating".

La formazione sarà misurata con il collaudato sistema di crediti, i cosiddetti cfp, crediti formativi professionali. Ogni tre anni il professionista dovrà raggiungere un certo numero minimo ancora da decidere.

Il sistema del controllo dei crediti dei professionisti – questa è una delle novità della riforma – avverrà grazie a un sistema informatico che supererà le barriere di ciascun ordine provinciale e confluiranno al Consiglio nazionale.

Nell'imminenza della scadenza, i professionisti più pigri saranno richiamati e sollecitati a maturare i crediti mancanti; e se non lo fanno rischiano il "delisting" dall'Albo. Il punteggio dei crediti formativi, insieme alle eventuali note disciplinari sarà visibile e consultabile da chiunque, anche all'estero.

Il costo della formazione? È ancora presto per dirlo. Ma gli architetti buttano lì un dato che sarà anche un punto di partenza per la riflessione: il fatturato medio dei professionisti è di 35mila euro (il reddito medio è ovviamente più basso). Peraltro, fanno notare al Cna, negli ultimi vent'anni gli architetti sono raddoppiati mentre il mercato si è dimezzato. In questa prospettiva l'onere – anche economico della formazione – non deve causare l'espulsione dal mercato dei giovani, che sono i soggetti più deboli della categoria.

L'altra novità della riforma riguarda il tirocinio, cioè la formazione all'inizio della vita professionale. Il Cna sta ragionando su due numeri: 12 mesi di durata massima e 500 euro di "equo compenso", anche considerando che un giovane architetto al primo impiego guadagna tra 750 e 1.500 euro.

Ovviamente, in tempi di crisi lo sfruttamento è sempre in agguato e il nuovo sistema del tirocinio rappresenta una nuova tentazione. «Il rischio è lo sfruttamento dei giovani – ammettono al Cna – su cui l'Ordine deve vigilare». Di fronte all‘alternativa di prendere un giovane architetto a mille euro e due tirocinanti a 500 euro, è possibile che molti studi uninominali possano infatti cedere alla tentazione di utilizzare a man bassa giovani inesperti che ancora devono affrontare l'esame di stato.

Sull'assicurazione obbligatoria gli architetti si sono già mossi, lanciando una gara a inviti presso le principali compagnie allo scopo di offrire agli iscritti una polizza personalizzata e anche conveniente sotto il profilo economico. Va comunque ricordato che anche l'Inarcassa (la cassa previdenziale comune anche gli ingeneri prevede una convenzione già in essere).

Sui provvedimenti disciplinari gli architetti non contestano le novità della riforma, che si applica agli ordini provinciali, ma si aspettano invece con preoccupazione di subire alla prima occasione un aggiornamento delle regole anche nel Consiglio nazionale, con tre componenti su 15 del Cna che dovranno cambiare ruolo passando da consiglieri a giudici). Se questo avverrà, ci sarà battaglia.

Manca qualcosa nella riforma? Secondo gli architetti, è mancato il riconoscimento delle reti interprofessionali, con le agevolazioni fiscali già riconosciute alle Pmi. Uno strumento che prezioso, soprattutto per l'affermazione all'estero di una categoria molto parcellizzata.


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