Progettazione e Architettura

«Il contemporaneo va messo di fronte alle proprie responsabilità. Ci sono luoghi giusti altri meno»

Paola Pierotti

Intervista al segretario dei Beni Culturali Pasqua Recchia. «Laboratorio L'Aquila? Meglio dov'era e com'era»

Il commissariamento del Museo Maxxi di Roma e la nomina di Luca Zevi come curatore del Padiglione Italia alla prossima Biennale di Venezia sono probabilmente le uniche due occasioni che hanno portato il ministero guidato da Lorenzo Ornaghi ad occuparsi di architettura contemporanea. Non c'è iniziativa a sostegno dei giovani né attività a sostegno dei concorsi di architettura. Sostanzialmente mancano le risorse economiche, ma no solo. «Non è facile associare il concetto di valore di bene culturale all'architettura contemporanea - spiega Antonia Pasqua Recchia, segretario dei Beni culturali -. Il nostro ministero si muove nei binari del Codice dei Beni culturali, sostiene il contemporaneo ma bisogna sempre prestare attenzione a dove porta questa apertura».

Architetto Recchia, che ruolo deve avere secondo lei l'architettura contemporanea?
Il contemporaneo va messo di fronte alle proprie responsabilità. Ci sono luoghi perfetti nei quali il contemporaneo si può esprimere: può essere una leva per il recupero urbano, per risanare paesaggi degradati, per cambiare volto alle periferie sciatte. L'architettura contemporanea può costituire l'occasione per innescare nuovi valori ma nei contesti di pregio, storicizzati, non ritengo sia necessario far prevalere il contemporaneo. Nelle nostre città ci sono equilibri delicatissimi e skyline differenziati che vanno tutelati. Non voglio demonizzare il contemporaneo, ma la sua arroganza sicuramente si.

Il recente sisma in Emilia ha riacceso i fari anche sulla (mancata) ricostruzione dell'Aquila. Cosa ne pensa?
All'Aquila? Quando si deciderà cosa fare noi siamo pronti. Il dibattito culturale non è stato frenato dal Mibac: il dibattito a nostro parere non è mai stato impostato. Certo non sostengo la tesi della sperimentazione: i cittadini aquilani non vogliono un ‘laboratorio' ma chiedono il modello Dresda: com'era e dov'era. Ci sono le periferie per sperimentare, non necessariamente il centro storico. Ben venga poi l'integrazione.

Lei è stata recentemente nominata commissario del Maxxi, sta seguendo il prima persona alcuni progetti con il Demanio e i ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo economico. Quali sono le attività concrete che il Mibac porta avanti per promuovere l'architettura?
Al Maxxi stiamo promuovendo dibattiti sul contemporaneo e aggiorneremo un censimento dei luoghi contemporanei di Roma. Con i due ministeri abbiamo attivato dei programmi di efficientamento di alcuni beni pubblici e di valorizzazione dei beni demaniali.

Iniziative culturali ma non solo?
Con grandi fatiche. Siamo riusciti a far decollare solo cinque accordi per la valorizzazione di beni demaniali (nell'ambito delle iniziative legate al federalismo demaniale). Uno in Piemonte: l'ex caserma Cavalli a Torino; uno in Toscana: l'ex convento e l'ex carcere di San Domenico e la chiesa di San Lorenzo a San Giminiano; uno in Umbria: l'aeroporto Eleuteri Castiglione al Lago; e due in Lombardia: il castello Masegra a Sondrio e l'ex carcere di Sant'Agata a Bergamo. Il tutto su un totale di beni quasi 600 beni. I comuni non riescono a gestire la trasformazione dei beni che gli vengono dati in gestione.

Sul tema dell'efficientamento?
Nel 2010 abbiamo attivato una collaborazione virtuosa con il Ministero dell'ambiente per l'uso di risorse alternative in alcuni siti culturali, utilizzando fondi strutturali europei. Si tratta di musei, siti archeologici e edifici di carattere monumentale e storico delle regioni del Mezzogiorno. Per alcuni come la Biblioteca nazionale di Cosenza o il Museo di Capodimonte è già stata fatta la diagnosi energetica e la progettazione definitiva, per altri come il Museo archeologico di Napoli e il Castello svevo di Bari la progettazione è in corso.

Come avete affidato la progettazione?
Nessuna gara. Invitalia (agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e sviluppo di impresa che agisce su mandato del Governo, ndr) ha fatto le analisi energetiche. Ora sono partiti i primi bandi per realizzare i lavori. Sono stati stanziati 40 milioni di euro (4 per l'esecuzione delle diagnosi energetiche e per le progettazioni preliminari e definitive, 36 per gli esecutivi e la realizzazione delle opere).

Migliorare le performance dei siti culturali ha anche un valore simbolico: se l'iniziativa funziona potrebbe essere replicata in altri contesti. Non è stato così per ‘Qualità Italia', il programma volto alla promozione dei concorsi di architettura nelle regioni del Sud Italia, come mai?
Qualità Italia è stata un'esperienza interessante ma si è dovuta fermare per mancanza di risorse, da parte nostra ma anche degli istituti locali. Il Ministero non ha risorse per promuovere bandi di progettazione. Abbiamo provato a sensibilizzare gli enti territoriali (le Regioni in primis) che potrebbero anche fare i conti sui fondi strutturali, ma senza successo.

Iniziative per il futuro?
Siamo stati contattati per l'Expo: abbiamo iniziato un dialogo ma prevediamo collaborazioni solo sui programmi espositivi, non sui contenitori. Cercheremo di trovare punti di connessioni con gli Ordini e di promuovere la cultura del progetto, investendo anche sulla qualità della committenza.

Committenti e professionisti spesso si lamentano del rapporto con le Soprintendenze. Qualche prospettiva diversa?
Sicuramente abbiamo problemi di risposta nei tempi dovuti alla carenza di materiali e risorse umane. Stiamo lavorando per tentare di agevolare i cittadini. Anche sul piano della sensibilità la Direzione generale sta promuovendo azioni a sostegno rispetto all'architettura contemporanea.


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