Progettazione e Architettura

La Torre di Cardin «sbanca» Venezia: lavori per 1,5 miliardi e arredi per 1 miliardo

Paola Pierotti

Sessanta piani abitabili, auditorium, università, cinema e ristoranti: a sorpresa il Palais Lumiere raccoglie il pieno appoggio di tutte le istituzioni locali (e pare anche del Governo) - A Parigi la torre è già in vetrina nelle boutique della maison

Una torre di 245 metri a Venezia. Sessanta piani abitabili con quattro ettari di giardini pensili affacciati sulla Laguna. Non solo alloggi ma anche un auditorium, l'università della moda, un cinema multisala e tanti ristoranti. È la struttura gigante disegnata dallo stilista Pierre Cardin che vuole pure costruirla in fretta. Proprio a Porto Marghera, da anni impermeabile a qualsiasi intervento di riqualificazione, si sogna di realizzare la decima torre più alta d'Europa. Ci voleva un «mega-bicchiere», hi-tech nella struttura e decorato in tutti i suoi dettagli, per portare il contemporaneo a Venezia. Un'architettura senza architetto, nata dall'idea di uno stilista di moda.
Il progetto si chiama Palais Lumiere e, a sorpresa, ha il pieno appoggio di tutte le istituzioni locali: Regione Veneto, Provincia e Comune di Venezia, Ferrovie, Veneto Strade, Porto. La stessa Enac, che in un primo momento aveva bocciato il progetto, ora si dice pronta a valutare la possibilità di andare in deroga sui limiti stabiliti per il volo in sicurezza degli aerei che Palais Lumiere sfora di ben 110 metri. Secondo indiscrezioni per l'approvazione del progetto si sarebbe speso anche il Governo.

L'investimento infatti è considerevole in tempi di crisi economica: 2,5 miliardi (1,5 per la costruzione della torre e delle opere complementari e uno per l'arredamento) per un'operazione privata che la politica non può fare a meno di prendere in seria considerazione.
C'è un sito web che racconta i dettagli del Palais Lumiere e in occasione della prossima Biennale di Architettura di Venezia è già previsto un evento collaterale dedicato. Il dibattito ha travalicato in poche settimane i confini locali: chi parla di "astronave", chi di "roba da emiri". «Ha ragione Vittorio Gregotti – ha commentato Leopoldo Freyrie, presidente degli Architetti – non bisogna avere pregiudizi sul costruire a Venezia e sulla modifica dello skyline ma i progetti lasciamoli fare agli architetti». Il Presidente della Regione Luca Zaia ha apprezzato per primo l'operazione Cardin chiamandolo «il nostro Lorenzo Il Magnifico» ma per alcuni l'iniziativa di Cardin non ha niente a che fare con il mecenatismo. Sembra più Cheope. «Prenda esempio da Pinault – aggiunge Freyrie – faccia una gara come quella che il mecenate francese ha fatto per Punta della Dogana».

La scorsa settimana in occasione della conferenza dei servizi c'è stato il primo via libera ufficiale e il gruppo Cardin conta di riuscire a definire l'iter di sviluppo dell'operazione entro pochissime settimane con l'obiettivo di realizzare l'opera entro il 2015. L'accordo di programma però dovrebbe andare in deroga a tutte le norme urbanistiche; il progetto è coerente con il Pat ma è in deroga per i volumi e per l'altezza è necessaria una variante sia rispetto al piano vigente che per le prescrizioni dell'Enac (che farà avere entro fine agosto il parere tecnico). Da non trascurare che generalmente in quest'area non si è riusciti ad avere un'autorizzazione alla bonifica in meno di 5-6 anni.
Un investimento privato che promette interessanti ricadute sull'economia nazionale e locale, infrastrutture e servizi. Un progetto ambizioso, visionario, che lo stilista novantaduenne vuole realizzare a tutti i costi e in fretta, anche a dispetto delle perplessità sul concept, «altrimenti lo costruiremo da un'altra parte, a Dubai o in Cina». Non proprio due modelli di pianficazione.

Il Palais Lumiere a Parigi è già in promozione nelle vetrine delle boutique marchiate Cardin. «Per finanziare l'opera – spiega Rodrigo Basilicati, nipote dello stilista – è il gruppo che dà la garanzia. Il nostro patrimonio ci permette di fare questo investimento, per accelerare però punteremo sulla vendita sulla carta, sia degli alloggi che degli uffici che dell'albergo».
Solo per «i decori» Cardin stima un ritorno per la regione Veneto di circa un miliardo di euro. «Suggeriremo agli acquirenti come arredare gli spazi – spiega l'ingegnere – e faremo in modo di far realizzare i prodotti dalle aziende che operano nella regione, a cominciare da Murano».
Cardin propone per Venezia un progetto chiavi in mano dalla scala del dettaglio all'ingegneria (sviluppata con Studio Altieri), al progetto di recupero dell'area, compresa la sistemazione viabilistica e la connessione con la stazione ferroviaria. «L'intervento – spiega il Gruppo – non prevede quindi solo la realizzazione della torre in sostituzione degli edifici pre-esistenti in stato di degrado ma anche la bonifica dei suoli e delle acque, la creazione di un parco e servizi in un'area oggi parzialmente abbandonata».
L'idea è quella di un edificio «trasparente» con una base a terra di 210 m di diametro (29mila mq di superficie), alto 245 metri. Le tre vele saranno spesse 20 m e i sei dischi che le mettono in connessione saranno alti circa 10. L'edificio è previsto nell'area a Nordovest della darsena terminale del canale industriale Ovest di Porto Marghera.


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