Progettazione e Architettura

Gli architetti bocciano Cardin: «Un progetto gratuito, con quell'investimento si può fare altro e di più»

Paola Pierotti

Dieci pareri autorevoli sulla Torre che lo stilista vuole costruire a Venezia: non solo regione e comune, ma anche gli architetti italiani che lavorano in laguna

Un Palazzo di luce alto 245 metri che darà lavoro a migliaia di persone e che potrà essere motore della riconversione del sito di Porto Marghera. Un «mega-vaso» trasparente e iper-tecnologico disegnato dallo stilista novantaduenne Pierre Cardin e rimbalzato sulle pagine dei giornali. Sotto gli occhi del mondo della politica, della cultura e non solo, è stato bocciato subito dagli architetti Vittorio Gregotti e Paolo Portoghesi ma apprezzato da quasi tutti i politici locali. Il presidente della Regione Luca Zaia si è speso a sostegno dell'operazione fin dall'inizio definendo Pierre Cardin «il nostro Lorenzo Il Magnifico». Non è contrario al progetto nemmeno Vittorio Sgarbi che ha paragonato il Palais Lumiere di Cardin ad una scultura, «come la Nike di Samotracia o il Colosso di Rodi, deve essere vista per forza». Considerando l'aspetto imprenditoriale, l'assessore all'urbanistica del Comune di Venezia, Ezio Micelli, si è limitato a ricordare che il gruppo Salini-Todini ha da poco rinunciato a costruire una torre vicino alla stazione di Mestre per la mancata appetibilità del mercato.

C'è anche chi non prende ancora posizione «Non ho seguito la vicenda e non ho visto il progetto. Non posso ancora esprimermi» commenta l'ex sindaco Massimo Cacciari.

I nodi della questione sono molteplici: il concept architettonico, la qualità dell'operazione, l'impatto sullo skyline della città, la potenziale riqualificazione di un'area industriale dismessa abbandonata da anni, la forza degli investitori in tempi di crisi, il rapporto tra pubblico e privato, l'opportunità di lavoro per migliaia di persone.


Giuseppe Roma (Censis)
- «Ho visto solo qualche rendering e il progetto oggettivamente non mi sembra allettante. Dobbiamo però toglierci la remora tutta italiana per cui il grattacielo non può essere considerato una tipologia adatta al nostro paese. In città come Parigi e Londra, per non parlare delle città americane, il grattacielo è simbolo di un moderno modo di progettare. Ho lavorato per anni a Venezia e so che a quella città piace più il degrado che l'innovazione. Sostengo l'idea di chi vuole fare qualcosa, certo bisogna valutare la qualità del progetto: apprezzo l'idea di una nuova internazionalità per una città oppressa da una forte pressione turistica, non mi scandalizzo a maggior ragione pensando a quei grattacieli naviganti che si accostano alla banchina di San Marco. Il successo di questa operazione dipenderà dalla forma ma soprattutto dal contenuto: le architetture non sono monumenti, cambiano la città solo se contengono funzioni vitali e si confrontano in modo intelligente con la preesistenza. Un investimento di questo tipo è un'opportunità, valutiamola».

Paolo Buzzetti (Ance) - «Qualsiasi tema di architettura che fa discutere è un evento positivo: le città si arrichiscono e si creano segni di evoluzione. Le provocazioni sono positive, purchè rispettino l'ambiente e ci sia la massima qualità sia in fase di progettazione che di costruzione. Se arrivano capitali privati o stranieri in questo momento di recessione vanno considerati come una seria opportunità per riammodernare e riusare il patrimonio. Nel nostro Paese non mancano i controlli da parte della pubblica amministrazione che spesso anzi allunga eccessivamente i tempi: mi sento tranquillo che anche per il Palais Lumiere saranno fatte tutte le opportune verifiche».

Franco Miracco (consigliere Ministro Beni Culturali Ornaghi) - «Il Palais Lumiere di Pierre Cardin è il simbolo di quello che Venezia è diventata: una città divorata dal peggiore turismo. Questa immagine della città lagunare sembra essere accettata ormai da tutte le istituzioni veneziane e venete e la nuova torre dimostra che qui ormai si può fare tutto. Venezia-città storica esiste solo come contenitore e sta per essere divorata pezzo dopo pezzo.

In queste ore sembra ormai notizia certa che l'arsenale veneziano stia passando dal Demanio al Comune: temo fortemente si finirà per vendere anche quello. A Venezia manca da tempo una seria programmazione urbanistica, di tutela, di riprogettazione del waterfront e la torre di Cardin dimostra che Venezia è oggettivamente una città in vendita».

Amerigo Restucci (rettore Iuav) - «Un'astronave piovuta dal cielo, lontana dalle tendenze dell'architettura contemporanea. Ma questo progetto deve necessariamente fare i conti con quello che gli enti locali prevedono in questo territorio, non si possono calpestare le regole.

Visto però che il 'proponente' (Pierre Cardin) va fiero del suo carattere e del suo buon gusto penso sia impensabile un ripensamento del concept: se Cardin vuole realizzare quest'opera bisognerà lasciargli il protagonismo del suo gesto»

Cino Zucchi (architetto che ha costruito alla Giudecca) - «L'entroterra veneto non ha bisogno di un pezzo di Dubai. Stupisce come una persona raffinata come Pierre Cardin abbia gusti architettonici di così infimo livello».

Patricia Viel (architetto che sta progettando con lo studio Citterio-Viel un hotel nella Laguna) - «Un disegno irricevibile
. Un marchio di moda pratica lo stile, mentre un approccio di puro formalismo per l'architettura è inappropriato e gratuito. Non entro nel merito del programma perchè questo non è un progetto».

Gianluca Peluffo (5+1AA, progettisti del Palazzo del Cinema, progetto congelato) - «Palais Lumiere? E' la conseguenza dell'idea comune di archistar e del lavoro presentato sulle riviste. Non si guardano i contenuti ma le figure: si pensa che il gesto superi ogni questione territoriale e culturale. E chiunque si ritenga un creativo pensa di poter fare architettura»

Luca Molinari (critico di architettura, curatore padiglione italiano Biennale 2010) - «Un progetto gratuito dal punto di vista dell'impatto visivo. Con quell'investimento (2,5 miliardi) si può fare un progetto diverso. Non si può non considerare l'opportunità privata collaborativa in termini di risanamento del contesto ma bisogna anche dare la possibilità al pubblico di avere voce in capitolo. Non basta considerare il fatto che questo investimento porta lavoro, nonostante il tempo di recessione».

C+S Associati (architetti veneti con opere realizzate a Venezia) - «Abbiamo visto solo un render. Diciamo che ci interessa poco l'invenzione di oggetti. Gli architetti oggi sono impegnati piuttosto a ricostruire paesaggi: lavorano con l'ecologia, l'economia e la società e Marghera avrebbe necessità immediata di questo approccio. La torre è un segno vecchio di cui gli attuali amministratori si prenderanno la responsabilità. Tutto ciò ci sembra stridere con la spettacolare bocciatura di un progetto complesso ma interessante come quello di Koolhaas per Benetton. Cui prodest?»

Leopoldo Freyrie (presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti)
- «Ha ragione Vittorio Gregotti, non bisogna avere pregiudizi sul costruire a Venezia e sulla modifica dello skyline ma i progetti lasciamoli fare agli architetti. Cardin prenda esempio da Pinault e faccia una gara come quella che il mecenate francese ha fatto per Punta della Dogana».


© RIPRODUZIONE RISERVATA