Progettazione e Architettura

Bedrone: «All'Urban center potrebbe essere affidata la regia della trasformazione del quadrante Nord Est»

M.C.V.

Un nuovo iter procedurale, che consentirà alla città di gestire in modo coordinato il complesso processo di trasformazione del quadrante Nord Est. Un'opportunità per unire fin dal principio la progettazione architettonica con lo sviluppo del piano economico e con la ricerca di risorse e investitori, mettendo insieme gli interessi pubblici e privati e delineando dalle prime battute il volto dei promotori finanziari. Torino, come già per altre esperienze in passato, fa da apripista in Italia con la variante 200 e segna un percorso che, se funzionerà, potrà essere esportato anche in altri territori.

Riccardo Bedrone, presidente dell'ordine degli architetti della Provincia di Torino mette in evidenza pregi e rischi nella nuova strada che l'amministrazione ha di fronte.

Presidente, cosa pensa del bando?

Con la dovuta cautela, che all'inizio mi aveva portato a essere scettico sull'operazione, e dopo aver approfondito a lungo il tema della trasformazione delle aree coinvolte nella variante 200, credo che in linea di principio la scelta del Comune potrebbe rivelarsi vincente e che Torino potrebbe ancora una volta essere un modello nello sperimentare una strada innovativa. Oggi è ormai radicalmente cambiato il modo di progettare il territorio. Di fronte alle sfide delle città del futuro non si può più procedere per lotti, ma è necessario ampliare il campo azione, cercando nuovi iter procedurali. Anche perché, come nel caso delle zona Nord Est di Torino, spesso un'area presenta così tanti problemi che affrontarli singolarmente sarebbe impossibile. Al contrario, è essenziale mettere insieme dall'inizio chi sviluppa il progetto urbanistico con chi avrà il compito di realizzarlo.

Quali le perplessità sull'operazione?

Per la variante 200, nel 2010 l'amministrazione sabauda aveva già indetto un concorso di idee, a cui hanno partecipato professionisti di livello. Gli elaborati erano di grande valore. Auspico che la città non disperda questo lavoro. Almeno i vincitori delle rispettive sezioni (erano stati aggiudicati solo due ambiti su tre, ndr) dovrebbero essere a mio parere inseriti nel raggruppamento di chi deve dare vita al masterplan. Altrimenti come sempre si finisce con lo svilire il lavoro di chi ha partecipato a una gara.

E' possibile governare in un unico processo intessi pubblici e privati?

Gli esempi all'estero non mancano, a partire dall'Inghilterra dove per prima Margaret Thatcher aveva compreso che, di fronte alla mancanza di fondi e alla necessità di integrare i territori, non si possono più affrontare grandi operazioni di rigenerazione urbana lasciandole tutte e carico del pubblico o di un singolo soggetto privato.

Ci sono dei rischi?
Il limite è che chi sviluppa il masterplan si trovi, per rendere sostenibile l'operazione anche sotto il profilo economico e finanziario, a chiedere alla città di approvare una nuova variante al Prg per un aumento dei volumi di costruito. A quel punto mi interrogo sulla risposta che darà la giunta. Come farà a decidere?

C'è una via di uscita?
Credo sia necessario stabilire a priori, già oggi che siamo agli albori di un processo che avrà una portata almeno quindicennale, un modello di regole di comportamento precise, che possano agevolare poi la scelta definitiva. Visto che la strada intrapresa è totalmente nuova, la città dovrebbe farsi affiancare da un uditorio qualificato, capace di condividere con il comune la responsabilità delle decisioni finali.

Chi potrebbe essere coinvolto in questo ruolo?

Gli attori potrebbero essere diversi, dal mondo di associazioni e categorie alle istituzioni. Un tempo Torino aveva un Comitato per la qualità urbana che, pero, non ha mai effettivamente lavorato. Nessuno ha voluto davvero spingersi avanti e stabilire criteri per sancire cosa è bello o brutto in architettura. Tuttavia, sotto la Mole, è ormai decennale l'esperienza di un urban center, che fino a oggi ha aiutato l'amministrazione a prendere decisioni su grandi esperienze. Questo ente, reso terzo e autonomo rispetto al Comune che oggi lo controlla e magari allargato con l'ingresso di attori quali l'unione industriale, il collegio costruttori, le organizzazioni di artigiani, potrebbe essere il soggetto naturale preposto al confronto.


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