Progettazione e Architettura

Il retrofit? «Il rinnovo è totale, e il valore dell'immobile cresce»

Paola Pierotti

Gli ingegneri di Arup spiegano che il retrofitting è molto di più (e di diverso) di una semplice riqualificazione edilizia: è un intervento profondo e complesso che coinvolge in egual misura i temi dell'architettura, dell'impiantistica, della performance energetiche ma anche del comfort

Intervenire sul patrimonio costruito non significa solo migliorare le prestazioni energetiche ma piuttosto aumentare il valore del bene. Ecco allora perché si parla di "retrofitting" invece che di semplice "riqualificazione". «Ridurre il tema al solo aspetto della sostenibilità ambientale – spiega Francesco Petrella, ingegnere Arup Italia, referente per il settore business Industrial Eu – significa banalizzare un'operazione che intende invece integrare azioni mirate all'adeguamento funzionale, ai requisiti strutturali e sismici, all'immagine, al comfort di chi vivrà all'interno degli edifici, più in generale all'appeal sul mercato. Quando si parla di retrofitting si sta lavorando sull'esistente con una strategia complessiva, che matura a monte del progetto».

Proprietari e gestori degli immobili possono riscontrare evidenti risparmi economici nella gestione dei propri beni, e poter vedere l'aumento del valore dell'edificio optando o meno per precise scelte progettuali. Concretamente? «Si deve prestare attenzione non solo all'oggettiva riduzione dei consumi – spiega Petrella – ma ad esempio quando si lavora su un edificio per uffici è utile studiare una soluzione di grande flessibilità per gli spazi in modo da favorire la permanenza di un tenant ed evitare una frequente rotazione. Ancora, prevedere un sistema di gestione automatizzata dei servizi (facility management) è un altro plus da considerare. E da non trascurare è il valore aggiunto che può dare un intervento sull'involucro dell'edificio tale da consentire di rinnovare completamente l'immagine della pelle».

Arup è una società di progettazione internazionale che ha lavorato con le star mondiali dell'architettura per costruire centinaia di nuove architetture ma nel suo portfolio conta numerosissimi interventi di rigenerazione del tessuto urbano, con interessanti esempi soprattutto nel Regno Unito e in Australia. Arup ha un protocollo specifico sul retrofitting e ha individuato ben «195 attività» possibili di intervento sul costruito. In Italia Arup è impegnata per circa il 20-30% della sua attività su questo settore «che richiede ottime professionalità tra gli impiantisti – dice Petrella – ma anche tra chi sa quantificare il valore potenziale di un bene. In Arup ci sono specialisti che si occupano proprio di assistere i clienti nell'ideazione di strategie e nella valorizzazione del patrimonio».

Valorizzare il patrimonio è molto di più di un restauro conservativo: un edificio degli anni '50, '60, '70 può diventare come nuovo. «A Londra nella nostra sede centrale – spiega Luca Buzzoni, ingegnere Arup Italia, leader team strutture – abbiamo totalmente stravolto un edificio degli anni '40 con un rinforzo strutturale, ottimizzandolo dal punto di vista energetico e intervenendo anche sull'involucro, con una tripla pelle, tanto da sembrare assolutamente contemporaneo». La pelle dell'edificio è l'elemento principale sul quale si agisce con un progetto di retrofitting: «è il filtro tra interno ed esterno – dice Buzzoni –: più la pelle è performante, meno si deve lavorare sulle prestazioni degli impianti all'interno degli edifici».

I costi? Apparentemente ci potrebbero essere delle spese iniziali superiori se si costruisce un edificio ex novo o se si riadatta uno esistente «ma solo se le condizioni sono pessime dal punto di vista strutturale – sottolinea Buzzoni –. Se si considera il bilancio complessivo, ambientale e sociale, quando si evita il consumo di suolo la scelta non può essere che a favore del recupero dell'esistente».

L'esigenza di riqualificare un edificio matura per la necessità di cambiare destinazione d'uso o per quella di migliorare le strutture dal punto di vista delle performance. Le tecnologie impiegabili sono infinite e le scelte dipendono da vari fattori: se la struttura ad esempio deve restare o meno in esercizio durante i lavori, si opterà per interventi meno invasivi e più veloci. Per avere un buon risultato finale la lezione Arup insiste sul metodo di lavoro. «Bisogna trasferire la complessità dal cantiere alla fase di progettazione. Il progetto diventa più complesso – spiega Buzzoni – e deve essere molto attento, anche per limitare al massimo gli interventi e le interferenze con l'uso dell'edificio».


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