Progettazione e Architettura

Una maxi-teca di vetro per il museo delle scienze, con bollino Leed silver

Massimo Frontera

A Trento è stato completato in anticipo sui tempi la struttura del Muse, il nuovo museo della scienza che occupa una porzione dell'area ex Michelin, in fase di riconversione con funzioni pubbliche e residenziale

Il nuovo museo delle Scienze di Trento, progettato da Renzo Piano è stato consegnato il 29 giugno e aprirà al pubblico nell'estate del prossimo anno, al termine dell'allestimento interno.

Alla cerimonia della consegna era presente anche l'architetto genovese che lo ha progettato nell'ambito dell'area di trasformazione ex Michelin.

Il Muse è un museo di nuova concezione, sottolinea la Provincia. Sorge nell'area dismessa dell'ex fabbrica Michelin, dove Renzo Piano ha progettato anche il nuovo quartiere residenziale Le Albere, esteso su un'area di 11 ettari (da palazzo delle Albere a Via Monte Baldo e dalla linea ferroviaria fino alla sponda sinistra dell'Adige). L'obiettivo dell'intervento è stato anche quello di restituire alla città il suo corso d'acqua, riqualificando l'area tra il centro storico ed il fiume.

L'edificio è costituito da una successione di spazi e di volumi, di pieni e di vuoti; in alto le grandi falde della copertura, che ne assecondano le forme, rendendole riconoscibili anche all'esterno.

La grande struttura di 21.254 mq prevede una parte espositiva netta di 6000 mq, oltre a una serie di altri spazi destinati a funzioni interne (uffici amministrativi e di ricerca, laboratori scientifici e altro).

Il tema scientifico della montagna e del ghiacciaio è stato affrontato immaginando un serie di spazi espositivi che dal livello più basso salgono via via in altezza fino quasi a "sfondare" la copertura. Altro spazio/funzione che definisce l'edificio e la sua forma, è quello della "rain forest": una grande serra tropicale che in particolari periodi dell'anno potrà relazionarsi con specifici allestimenti espositivi, anche all'esterno, su appositi spazi di pertinenza dove l'acqua, la luce ed il verde, faranno da naturale scenografia all'esperienza del visitatore.

Le funzioni didattiche ed i laboratori per il pubblico vengono allocate in una successione di volumi che, staccati da terra, affiancano il percorso espositivo permettendo di suggerire, per ogni tema affrontato, un approfondimento o un esperienza interattiva.

Tra gli elementi innovativi del nuovo museo vi è il rapporto stretto tra forma dell'edificato e contenuto culturale. La grande hall centrale rappresenta una sorta di piazza coperta che funge anche da itinerario di transito e collegamento con il queartiere residenziale.

Il museo è stato sottoposto alle procedure per ottenere la certificazione Leed Silver ed è dotato di impianti di tri-generazione, celle fotovoltaiche e sonde geotermiche. Serbatoi di acqua piovana, pannelli radianti e lucernari a funzionamento automatico garantiranno risparmio d'acqua, riscaldamento, illuminazione e ventilazione naturale.

La storia del Muse di Trento parte 12 anni fa , con l'ipotesi di uno Science Center proposta dal Comune di Trento. Tre anni dopo l'ipotesi si trasforma in uno studio preliminare e due anni dopo si mette a fuoco il progetto culturale della struttura. Il progetto architettonico, viene affidato a renzo Piano, che lo porta a termine tra il 2006 e il 2007. L'anno successivo il progetto viene approvato dalla Provincia e nel settembre dello stesso anno è stata avviata l'operazione immobiliare che ha consetito la costruzione: il contratto di acquisto con la Castello SGR spa per quasi 70 milioni di euro.

Nel 2009 iniziano i lavori preparatori del cantiere. Intanto nel 2010 il museo costituisce e dirige un gruppo di progetto che include lo staff scientifico e culturale del Muse, lo studio di Renzo Piano (e in particolare Susanna Scarabicchi, responsabile del progetto) e un team di progetto museografico del Natural History Museum di Londra.

La realizzazione degli allestimenti e dei contenuti multimediali è stata affidata - con gara internazionale - a un raggruppamento temporaneo di imprese coordinato da Goppion di Milano, Acuson di Torino e Asteria Multimedia di Trento. Il coordinamento e la direzione generale resta in capo al museo, mentre RPBW conserva la direzione artistica,

I lavori si sono appena conclusi: «in anticipo sul termine contrattuale», sottolinea una comunicato della Provincia.

«Quando si finisce un progetto - ha detto invece Renzo Piano - è un momento emotivo importante per un architetto, da quel momento in poi il progetto non è più tuo. Abbiamo lavorato dieci anni qui e questi dieci anni sono stati importanti; qui c'è coesione, c'è entusiasmo. Siamo riusciti a fare questo edificio in tempo e rispettando il budget, quasi un miracolo. Questa però non è la fine del progetto; oggi vi è la consegna degli spazi alla città e al Museo, affinché vengano riempiti di contenuti. La vera sfida inizia ora».


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