Progettazione e Architettura

Gabriele Del Mese (Arup): «Quando arriva la crisi puntare sul capitale umano»

Paola Pierotti

«Bisogna offrire ai giovani l'opportunità di essere orgogliosi del proprio lavoro. Oggi ci sono tantissimi professionisti in gamba ma che restano nell'anonimato. Le società italiane devono investire all'estero anche per poter aiutare i giovani italiani a fare esperienze interessanti in Paesi dove non c'è la crisi che oggi viviamo in Italia», dice Gabriele Del Mese nell'intervista a «Progetti e Concorsi»

«Se quello di oggi è un trend costante «l'ingegneria italiana è in una fase di declino e tenderà a scomparire». Gabriele Del Mese, guru dell'ingegneria italiana, colonna portante della società Arup, è drastico sullo stato di salute della disciplina.

Ai suoi occhi, cosa non va oggi nelle società di ingegneria italiane?
Gli ingegneri stanno diventando senza identità perché troppo spesso il fattore commerciale e l'avarizia per il guadagno non consentono di esprimere se stessi. A questo si aggiunga che la cattiva gestione delle gare consente alle società di subappaltare i lavori: ogni successivo passaggio di mano in mano, guardando come prioritario il tema del risparmio, è una possibile occasione per la perdita di qualità.

Da sempre a lei stanno molto a cuore i giovani. La crisi e la necessità di razionalizzare le risorse non aiutano. Che fare?
Bisogna offrire loro l'opportunità di essere orgogliosi del proprio lavoro. Oggi ci sono tantissimi professionisti in gamba ma che restano nell'anonimato. Una soluzione? Le società italiane devono investire all'estero anche per poter aiutare i giovani italiani a fare esperienze interessanti in Paesi dove non c'è la crisi che oggi viviamo in Italia. Bisogna investire sulle loro competenze, stringere alleanze con altri studi internazionali. Solo così si salvano le nuove generazioni e invece di perdere i giovani, si preparano per un futuro diverso.

Dovesse prendere oggi la regia di una società di ingegneria in Italia, su quali strategie punterebbe?
Perseguirei in ugual modo le opportunità del pubblico e del privato. In Italia la committenza pubblica garantisce la possibilità di cimentarsi con lavori di grande qualità, il privato d'altra parte è altrettanto attento a verificare l'equazione investimento-qualità del prodotto finale. Resta che con il pubblico è sempre forte la preoccupazione di non riuscire a portare a termine i lavori, anche solo per il fatto che gli appalti concorsi fanno passare ad altri la responsabilità del progetto.

Specializzazioni o integrazione?
Lo specialismo disciplinare è necessario per dare risposte efficaci in relazione alla qualità della vita dell'utente.


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