Progettazione e Architettura

Percorsi multilivello e il 'meteorite' rosso: Odile Decq replica al Frac il dna del Macro di Roma

Paola Pierotti

Aprirà il 5 luglio il nuovo Frac di Rennes che ricorda molto il Macro di Roma: stesso colore rosso per il cuore del museo del contemporaneo

Un Macro-bis a Rennes, in Francia. L'architetto francese Odile Decq ha presentato oggi a Roma, negli spazi del museo comunale Macro il suo nuovo Frac che aprirà le porte il prossimo 5 luglio. Un nuovo museo che Odile Decq ha iniziato a progettare nel 2005 (quando il progetto del Macro era già verso il cantiere) e che viene inaugurato sette anni dopo.

Una superficie museale di 5600 mq che ha forti analogie con il museo Macro: prima tra tutte il 'meteorite' rosso laccato che accoglie un auditorium sia a Roma che in Francia.

Di particolare interese nel museo francese è invece il taglio verticale, lungo 30 metri che attraversa il volume in tutta la sua altezza, dal pavimento alla copertura. «L'intero progetto - spieda Odile Decq - reinterpreta la dualità apparentemente inconciliabile tra il trovarsi all'interno di una realtà urbana e la fuga immateriale, tra naturale e artificiale tra pesante e leggero tra ombra e luce».

L'ingresso, il foyer, le rampe, le passerelle, la terrazza superiore coinvolgono il visitatore in un lungo percorso, in una passeggiata che attraversa l'edificio. Come accade anche a Roma con le passerelle sospese che collegano le diverse sale del museo comunale.

Gli spazi di Odile Decq che non sono nè centrali nè statici, ma generano un susseguirsi di prospettive.

Il nuovo Frac di Rennes si distingue per la materialità di un grande blocco, nero. «Cambia la sua densità - spiega l'architetto francese - dl nero opaco arriva al nero che riflette fino a diventare quasi trasparente». Per chi arriva dalla città potrà vedere «un blocco enigmatico d'acciaio nero-blu dal limite superiore fluttuante». Di giorno la facciata di vetro grigio scuro diventa quasi riflettente e lascia intravedere solo in parte l'edificio reale. Di sera invece, «la facciata permette di percepire il fuoco interiore che lo anima» come spiega l'architetto.

L'attrazione provocata dal camminare lungo le rampe sospese attorno all'atrio, trasforma il Frac Bretagne in un paesaggio verticale. Il dispositivo di rampe, passerelle e ascensore-montacarichi crea percorsi diversi che permetteranno di sperimentare e conoscere l'edificio, le sue attività e le mostre.


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