Progettazione e Architettura

Città, il rilancio con i concorsi: i dieci flop da evitare

Paola Pierotti


Da Napoli a Padova, da Verbania a Roma. È lungo l'elenco dei progetti che descrivono la storia dei concorsi di architettura in Italia negli ultimi cinque anni. Concorsi per progetti architettonici e urbani di ampio respiro. Concorsi lanciati prima della crisi quando si investivano risorse interessanti per premiare i vincitori. Concorsi che però sono rimasti troppo spesso sulla carta

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  • Duecento milioni per il nuovo Tecnopolo di Bologna. Centocinquanta per la riconversione del polo universitario-ospedaliero di Pisa. Costerà 40 milioni la nuova Fiera di Riva del Garda e 50 l'Auditorium di Padova. Lamaro Appalti quantifica con 325 milioni l'investimento complessivo per realizzare la Città dei giovani di Roma. Risorse pubbliche e private, a volte in bilancio, ma nella maggior parte dei casi da cercare, come nel caso più recente della riconversione dell'ex Manifattura Tabacchi di Bologna, oggetto di un maxi-concorso internazionale di
    architettura (con un premio da 440mila euro per il gruppo vincitore) ma con un'esigua disponibilità sicura di risorse finanziarie.

    Il progetto assegnato la scorsa settimana alla cordata guidata dai tedeschi Gmp-von Gerkan und Partner vede al momento accantonati in bilancio da parte della Regione 27 milioni e conta su alcuni contributi dei singoli istituti di ricerca che andranno a insediarsi. Padova va avanti (finalmente) con il suo Auditorium firmato da Klaus Kada, contando sul finanziamento (per il 70%) da parte della Fondazione Cassa di Risparmio.

    I tempi per la realizzazione del porto monumentale di Napoli invece sono biblici; e una volta trovati gli accordi e ottenute le necessarie autorizzazioni non sarà finita. Bisognerà iniziare infatti a quel punto a trovare i finanziamenti e l'Autorità portuale conta di potersi affidare agli armatori (fino a oggi ostili nei confronti del nuovo progetto di rigenerazione del frontemare).

    Negli ultimi cinque anni si sono sommate decine di progetti di architettura frutto di interessanti
    concorsi di idee o di progettazione. Progetti aggiudicati, illustrati e promossi nelle fiere di
    settore. Strumenti ideali per il marketing delle Pa o dei privati, ma rimasti troppo spesso nel cassetto per essere stati banditi prima di una concertazione tra gli stakeholders o prima di aver cercato e messo da parte le risorse necessarie per passare dalla carta al cantiere. Progetti nella maggior parte dei casi firmati da star straniere: dimostrazione che, spesso, nemmeno il sigillo di una firma internazionale è utile a far andare avanti le operazioni.

    Verbania ha promosso ad esempio una gara per realizzare il «teatro cittadino», ma dal concorso a oggi l'amministrazione ha cambiato l'area, ha fatto aggiornare il progetto allo studio di
    Salvador Perrez Arroyo (che aveva vinto la gara), e per rincorrere i finanziamenti europei ha indetto qualche settimana fa un bando per un appalto integrato per realizzare «un centro
    polifunzionale». Anche la Provincia di Trento ha cambiato dopo l'aggiudicazione del concorso le
    sue strategie per realizzare il nuovo polo fieristico. In corsa resta Coop Himmelb(l)au ma è cambiato il budget, l'area di progetto e le richieste della committenza.

    Progetti che hanno qualche speranza di arrivare al cantiere, diversamente dal Policlinico Umberto I di Roma, per fare un altro esempio, congelato per un mancato accordo tra le istituzioni di competenza e un vincolo della Soprintendenza, o dalla stazione Av di Bologna, che nessuno riesce a collocare in un cronoprogramma attendibile.

    Padova, Pisa, Verona, Bologna, Riva del Garda, Napoli, Roma, Bergamo, Verbania, da Nord a Sud sono sempre più numerose le città italiane che in questi anni (prima della crisi) hanno indetto
    concorsi di architettura per portare a casa progetti con un forte potenziale per la rigenerazione
    urbana. Progetti architettonici come quello per l'Auditorium di Klaus Kada in Veneto o per la Fiera del Trentino ma anche progetti con un forte valore urbano come il waterfront di Napoli o la
    rigenerazione del complesso ospedaliero-universitario di Santa Chiara.

    Fiumi di idee, risorse creative messe in gioco da tutto il mondo. Slogan che assumono un
    contenuto grafico ma che non riescono a diventare realtà, se non dopo anni di travagli burocratici, lunghi percorsi autorizzativi, cambi di scelte politiche e finanziamenti incerti. Risultato? I progetti si stravolgono: basta confrontare il modello di quel "flipper" di Rem Koolhaas con cui nel 2003 ha vinto la gara per realizzare con Lamaro Appalti la Città dei giovani e i rendering di oggi, e ricordare che poche settimane fa il Campidoglio ha approvato un'ennesima variante e si sta intervenendo ancora sul progetto, per sottrazione.

    L'ultima variante prevede infatti di togliere spazi per la cultura da dedicare a uffici.
    Non ci crede più Michel Euvè, il francese che nel 2005 si è aggiudicato con una cordata di studi italiani la rigenerazione del porto monumentale di Napoli, di poter vedere il suo progetto diventare realtà e ha delegato ogni decisione ai partner italiani.

    David Chipperfield taglierà a fine anno il nastro del Museo della Cultura di Milano ma a Verona, dopo aver vinto un concorso per il masterplan del nuovo Arsenale nel 1999 è riuscito a inaugurare nel 2011 una parte della piazza antistante il fabbricato esistente, un 5% dell'intera
    operazione. A Venezia, dopo aver vinto il concorso per l'ampliamento del cimitero di San Michele, inizierà a fine anno i lavori del secondo stralcio del primo lotto. «Fatto quello – dicono dallo studio – avremo realizzato un 65% di tutto il progetto frutto del concorso, e del secondo lotto (che prevede anche la realizzazione di una nuova isola) non se ne parla».


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