Progettazione e Architettura

Palazzo Spada ferma i lavori del Crescent di Bofill sul waterfront di Salerno

Brunella Giugliano

È fermo da ieri il cantiere del Crescent, l'edificio a mezzaluna progettato dall'architetto catalano Ricardo Bofill e destinato a rivoluzionare il fronte mare di Salerno. I lavori sono stati bloccati dall'ordinanza della IV sezione del Consiglio di Stato che, ribaltando una serie di pronunce del Tar Campania favorevoli all'amministrazione comunale, ha deciso di interrompere la realizzazione della struttura, ribattezzata dagli ambientalisti come «il mostro di Salerno» a causa delle sue grandi dimensioni.

È fermo da ieri il cantiere del Crescent, l'edificio a mezzaluna progettato dall'architetto catalano Ricardo Bofill e destinato a rivoluzionare il fronte mare di Salerno. I lavori sono stati bloccati dall'ordinanza della IV sezione del Consiglio di Stato che, ribaltando una serie di pronunce del Tar Campania favorevoli all'amministrazione comunale, ha deciso di interrompere la realizzazione della struttura, ribattezzata dagli ambientalisti come «il mostro di Salerno» a causa delle sue grandi dimensioni.

Secondo il disegno di Bofill, infatti, il Crescent sarà alto circa 28 metri, lungo 300 e con circa 90mila metri cubi di volume, da destinare a commercio, residenze, uffici e parcheggi per un investimento complessivo di 150 milioni. Con l'ordinanza, i magistrati di Palazzo Spada hanno deciso di accogliere la richiesta di sospensiva inoltrata dall'associazione ambientalista Italia Nostra che da anni si batte contro l'opera, denunciando presunte irregolarità del permesso di costruire rilasciato dal Comune di Salerno e collezionando, nel tempo, sonore sconfitte. Il provvedimento, in realtà, non analizza i contenuti del contenzioso.

Il Collegio giudicante esprimerà le proprie decisioni in sede di sentenza di merito. Ma ha stabilito, in via cautelare, di «sospendere l'esecutività della sentenza impugnata» (quella del Tar che a novembre scorso aveva rigettato il ricorso avverso gli atti del Comune di Salerno) «per evitare che la prosecuzione dei lavori per la realizzazione di un edificio di cospicue dimensioni, in una situazione controversa, produca una trasformazione dello stato dei luoghi difficilmente reversibile». In tal modo potrà anche essere valutata l'opportunità di unificare questo ricorso ad un altro pendente innanzi alla VI sezione, per evitare che per una stessa controversia si pronuncino due distinte sezioni del Consiglio di Stato.

E la sospensione dei lavori è solo l'ultimo atto di una vicenda che affonda le sue radici nel lontano 2008, quando la Giunta comunale ha approvato il progetto di Bofill. Scattano immediatamente i ricorsi al Tar Campania da parte degli ambientalisti che, però, non sono riusciti a bloccare l'opera. Di un anno fa l'abbattimento del Jolly Hotel, propedeutico alla realizzazione dell'opera, e la posa della prima pietra della mezzaluna. A novembre scorso, poi, è arrivata la decisione del Tar che bocciava i ricorsi contro il Crescent, sentenza poi ribaltata dalla scelta del Consiglio di Stato.

Il Comune ha finora speso per la struttura circa 12 milioni tra progettazione e acquisizione delle aree demaniali, mentre 30 milioni sono già stati investiti dalla ditta che ha acquistato i diritti edificatori, la Crescent Srl dei fratelli Rainone, aggiudicatari anche dell'appalto per i lavori.
Brinda al provvedimento l'associazione Fare Verde, che afferma: «È una grande vittoria di tutti i salernitani. Ora ridate alla natura ciò che gli avete tolto».

Non tarda la replica del sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca: «Un'iniziativa irresponsabile- denuncia - ha prodotto questo brillante risultato: milioni di danni per le imprese e tempo perso inutilmente. I lavori andranno ovviamente avanti; l'opera si farà senza alcun dubbio. Ma è sconcertante che, mentre si cerca di creare lavoro ed aprire cantieri, c'è gente che ha voglia di scoraggiare chi ancora investe e crea economia».

E la vicenda Crescent crea molte preoccupazioni tra gli operai impegnati nell'opera. «Come sempre - affermano le organizzazioni sindacali – i lavoratori sono quelli più penalizzati. Cinquanta dipendenti, da oggi, sono stati messi alle porte. In più crollano le speranze di altri 40 carpentieri che avrebbero dovuto entrare nel cantiere da luglio prossimo».


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