Progettazione e Architettura

I 30 migliori edifici olandesi tra esclusioni eccellenti e «outsider» locali

Luigi Prestinenza Puglisi

Protagonisti non solo i progetti ma anche gli architetti. Nel nuovo Yearbook dell'architettura olandese non mancano dati sulla frequenza delle tipologie edilizie selezionate e sul numero dei progetti per architetto (vince van Egeraat con 22, seguono Klaus en Kaan con 21 e terzo arriva Jo Coenen con 20 mentre Mvrdv sta a 14 e Oma/Koolhaas a 12)

Puntuale come sempre, la Nai ha pubblicato il volume dedicato ai 30 migliori edifici olandesi completati nel corso dell'anno precedente. Questa volta con la novità, poiché è il venticinquesimo della pubblicazione dell'annuario, di una sezione speciale dedicata alle dieci migliori opere di sempre.

Trattandosi di una selezione delle selezioni è naturalmente quest'ultima che incuriosisce maggiormente il lettore. Quali sono le dieci migliori opere realizzate a partire dal 1988 nella regione a più alto tasso di qualità architettonica?

Come era facile aspettarsi, c'è la Kunstall di Rem Koolhaas a Rotterdam, c'è la Moebius House di UN Studio a ‘t Gooi e la biblioteca ad Utrect di Wiel Arets.

Ma, sono numerose le opere importanti escluse: mancano la libreria a Delft di Mecanoo, Borneo-Sporemburg di West8 ad Amsterdam, il Mediacenter a Hilversum di Neutelings Riedijk, o le case per anziani di MVRDV ad Amsterdam solo per citarne quattro che oggi compaiono nei testi di storia dell'architettura contemporanea.

Sono presenti (vedi anche la gallery ) invece opere di architetti promettenti che lavorano sul campo di una rivisitazione moderna del vernacolare, quali Onix ma che non hanno, a giudizio di chi scrive, la forza per reggere il confronto. E vi sono progetti di Claus en Kaan e di agw architecten che non si capisce proprio cosa ci stiano a fare.

Segno che anche in Olanda vigono le regole del pluralismo (chiamiamolo così) burocratico secondo le quali deve essere dato un po' di spazio a tutte le tendenze, siano queste o meno interessanti.

Leggendo i saggi a corredo del numero, si intuisce che la selezione dei dieci ha premiato anche alcuni edifici che nei ventiquattro numeri precedenti dell'annuario non figuravano. Altro indizio che, quando si fanno classifiche, ogni volta può essere una sorpresa.

Per chi volesse approfondire, consigliamo a pag.92 un lungo articolo pieno di grafici che fanno vedere chi sono stati gli «Yearbook Architects» e in quali anni. Non mancano dati sulla frequenza delle tipologie edilizie selezionate e sul numero dei progetti per architetto (vince van Egeraat con 22, seguono Klaus en Kaan con 21 e terzo arriva Jo Coenen con 20 mentre MVRDV sta a 14 e Oma/Koolhaas a 12)

E veniamo alle trenta opere di quest'anno. Francamente nessuna ci appare un capolavoro. Ma tutte quelle pubblicate ci raccontano di una nazione in cui la ricerca progettuale è molto sentita. E dove comunque sono all'opera, oltre alle star, collettivi di progettazione in grado di realizzare opere di alta fattura.

Voci, non confermate e non smentite, ci dicono che forse questo è l'ultimo anno dell'annuario. Anche in Olanda sembra che i soldi destinati alla cultura siano sempre di meno. Lo stesso Nai, l'eccellente museo dell'architettura contemporanea olandese, ha dovuto, dopo la sua ristrutturazione, far posto ad altre istituzioni per dividere i costi di gestione dell'edificio. Insomma: cattivi tempi corrono e non solo in Italia.

Architecture in the Netherlands. Yearbook 2011/2012, Editors: Samir Bantal, Jaap Jan Berg, Kees van der Hoeven, Anne LuiJten, 272 pagine, NAi Publishers.


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