Progettazione e Architettura

Siracusa, un piccolo gioiello Oma per la scenografia del teatro classico

Valerio Paolo Mosco

Il teatro greco è un invaso assoluto la cui potenza spaziale è data dalla disposizione nel contesto naturale e dal ritmo serrato e appeso delle gradonate. I due grandi dischi tondi giustapposti del palco e dalla scena sono allora i dispositivi necessari per amplificare questi caratteri e proprio in ragione della loro essenzialità archetipica appaiono come le metafore di quella dialettica tra eroe e coro che è il nucleo fondamentale della tragedia e per estensione dell'animo greco, sempre in bilico tra il dionisiaco e l'apollineo.

Conosciamo tre progetti di Rem Koolhaas in Italia: quello dell'Ostiense a Roma, quello per la nuova sede del Politecnico alla Bicocca e per l'ultimo il contestato progetto nell'intoccabile Venezia al Fondaco dei Turchi. Nessuno di essi è stato costruito e a Roma e Venezia le possibilità che ciò possa avvenire sono ben poche.

Costruito è invece un piccolo gioiello in un luogo improbabile per l'ultra moderno Koolhaas, il teatro greco di Siracusa dove ha realizzato la nuova scena, il palco e la richiusura delle gradonate. L'intervento, sebbene a scala ridotta, dimostra che la crisi delle archistar travolge chi ha creduto di esserlo come un sempre più bolso Libeskind, un appesantito Nouvel o un'ingombrante Hadid. Meno, se non per nulla, coloro i quali hanno continuato a fare ricerca. Tra questi Rem Koolhaas.

L'avevamo già intuito ad una conferenza a Milano un paio di anni fa, quando Koolhaas aveva esordito presentando il lavoro di altri suoi colleghi additandolo come ormai troppo prestazionale, articolato e artificiale. A seguire aveva fatto vedere alcuni suoi ultimi progetti improntati ad una asciuttezza formale esasperata e laconica. Il messaggio era chiaro: l'architettura dei nuovi tempi, quelli della crisi globale, si dovrà spogliare degli orpelli, dovrà diventare più anonima e oggettiva.

Franco Purini in tempi non sospetti parlava a riguardo di architettura generica e l'intervento di Koolhaas a Siracusa appare come un notevole pezzo di architettura generica. Esso si compone di un palco in legno che segue la forma rotonda dell'arena originale e di una scena di fondo (o meglio di un contro-palco) anch'essa rotonda ma inclinata e a gradoni che ricorda un grande scudo acheo appoggiato. Lo scudo inclinato è alto 7 metri e ha la possibilità di aprirsi al centro in maniera tale da far entrare direttamente gli attori sul palco oppure può ruotare di 180 gradi scoprendo così la selva di tubi innocenti che lo sorregge. A chiudere poi il tutto, sullo sperone di roccia a destra del palco, un altro disco in aggetto dove stanno gli orchestrali. Un progetto estremamente sintetico quindi, all'apparenza semplice e la semplicità si sa, in arte come in architettura, ha a che fare con il linguaggio generico, quello delle forme primarie, facilmente accessibili, che rimangono in mente appena viste, che anche un bambino può facilmente ricordare.

Il ragionamento di Koolhaas a Siracusa può allora essere così sintetizzato: il teatro greco è un invaso assoluto la cui potenza spaziale è data dalla disposizione nel contesto naturale (da ciò che vediamo dagli spalti) e dal ritmo serrato e appeso delle gradonate. I due grandi dischi tondi giustapposti del palco e dalla scena sono allora i dispositivi necessari per amplificare questi caratteri e proprio in ragione della loro essenzialità archetipica appaiono come le metafore di quella dialettica tra eroe e coro che è il nucleo fondamentale della tragedia e per estensione dell'animo greco, sempre in bilico tra il dionisiaco e l'apollineo. Cerchi assoluti giustapposti che ricordano anche le architetture settecentesche, rivoluzionarie ed assolute di Boullè e Ledoux il cui intento era quello di evocare una magnificenza anonima e senza tempo. Per questi caratteri il progetto di Koolhaas acquista un significato che va al di la della sua apparenza.

Gli anni '90 e specialmente il decennio trascorso hanno visto il successo di un'architettura in cui è prevalsa la composizione ed il disegno e con essi una iconografia esasperata. Il risultato sono state architetture relative, analitiche, in cui la forma è stata a posteriori, per cui un'architettura tendenzialmente complessa. A Siracusa invece Koolhaas mette in scena un linguaggio di tipo opposto: assoluto, sintetico,essenziale, in cui la forma è tendenzialmente a priori. Un linguaggio più austero, meno ossessionato dalla icone alla moda, meno pop ma non per questo meno potente. Sono i segni di un nuovo corso verso cui i migliori si stanno indirizzando.


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