Progettazione e Architettura

Freyrie (Cna): «Gare solo per bagni e chioschi. Tutto il resto sarà in house»

Mauro Salerno

I concorsi e le gare sono state solo una propaganda, denuncia il presidente degli architetti. A parte la competizione «per le architetture di servizio», il resto sarà affidato in house e «agli amici degli amici»

Altro che la grande opportunità per innalzare su un piedistallo mondiale l'ingegneria e l'architettura made in Italy. L'Expo finirà come altri grandi eventi italiani, «progettato completamente in house, con affidamenti dati agli amici degli amici: nella migliore tradizione italiana della gestione privatistica si un grande evento pubblico».

Leopoldo Freyrie, presidente degli architetti italiani questa volta trattiene a fatica la rabbia. È reduce dall'ennesimo incontro con i rappresentanti della spa milanese. Delle strombazzate competizioni internazionali di architettura – buone per riempire i titoli dei giornali all'indomani dell'ok alla candidatura italiana – neppure l'ombra. Con tutta probabilità bisognerà accontentarsi della gara di idee per le cosiddette «architetture di servizio» (fuori dall'altisonante gergo: bagni, edicole e chioschi temporanei) assegnato il mese scorso a Onsitestudio (clicca qui ).

In teoria, in ballo ci sarebbe anche il Palazzo Italia, di cui si dovrà occupare il commissario straordinario Luigi Roth. Anche in questo caso si era parlato di un concorso. Finora però l'unico padiglione presentato a Milano frutto di una regolare gara è stato quello – manco a dirlo – dei soliti svizzeri. (clicca qui ).

Quando dalle chiacchiere si passa ai fatti, a Milano l'architettura esce dal gioco. «Sul tavolo – attacca Freyrie - restano solo i progetti preliminari in house realizzati dalla società dell'Expo, oppure affidati senza gara a Metropolitana Milanese con Infrastrutture Lombarde a svolgere i compiti di direzione lavori». Insomma «tutto in casa»: un piano da 1,5 miliardi progettato senza coinvolgere il mercato. Almeno quello dei professionisti della progettazione. A 1068 giorni dalla kermesse, l'area dell'Expo è ancora quella di un cantiere fantasma, come ha denunciato proprio ieri un reportage del Sole 24 ore (clicca qui ). Ma quando saranno bandite le gare riguarderanno soltanto le imprese, con appalti di semplice esecuzione (nel 70 per cento dei casi) o di progettazione e lavori con la formula dell'appalto integrato.

«E il paradosso è che tutto questo accade proprio a Milano». Patria del design, sede del Salone del Mobile e del Made Expo («La Fiera Internazionale dell'Edilizia e dell'Architettura più visitata in Italia»). «Milano – denuncia il numero uno degli architetti italiani – dovrebbe essere la capitale del mercato e della concorrenza, abituata a premiare i talenti e il merito. Invece, si cade nella solita manfrina, ripetendo gli errori già compiuti con la Scala-bis e Malpensa».

A sentire Freyrie la falla peggiore dell'intero programma é però la mancata pianificazione del dopo-Expo. Messa da parte la retorica sulla "legacy", l'eredità, presa a prestito dal maxi-progetto per le Olimpiadi di Londra «è tutto da vedere cosa resterà alla città», conclude il milanese Freyrie. «A me sembra che al momento non ci siano idee particolarmente chiare, anzi a dire il vero la sensazione è che tuttora non si sappia assolutamente cosa farsene degli edifici che saranno realizzati per la manifestazione».


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