Progettazione e Architettura

L'architettura italiana raccontata da chi guarda dall'alto (e da lontano) una disciplina complessa

Paola Pierotti

Allestire un padiglione alla Biennale di Venezia significa mettere in scena un racconto capace di proporre temi nuovi, riflessioni originali, risolvere qualche dubbio e porre nuove domande. Ogni padiglione nazionale racconta in questa manifestazione internazionale come sta il proprio Paese, descrive lo stato dell'arte della ricerca, della produzione e suggerisce scenari possibili

Allestire un padiglione alla Biennale di Venezia significa mettere in scena un racconto capace di proporre temi nuovi, riflessioni originali, risolvere qualche dubbio e porre nuove domande. Ogni padiglione nazionale racconta in questa manifestazione internazionale come sta il proprio Paese, descrive lo stato dell'arte della ricerca, della produzione e suggerisce scenari possibili.

Che idea si faranno gli altri Paesi dell'Italia? Secondo il manifesto di Luca Zevi, scelto come curatore dal Ministero dei Beni Culturali, l'Italia di oggi può essere ben rappresentata attraverso una mappa dei luoghi del lavoro, firmati da grandi studi e da altri emergenti, metterà in primo piano il lavoro di una squadra di committenti illuminati, e non perderà l'occasione per offrire un'anteprima del grande evento Expo 2015.

Che alternative c'erano? Potevamo vedere una brano di città pavimentato con tavole di pioppo e un muro in mattoni, «materiale povero ma elegante, espressivo e evocativo di memorie», se il Mibac avesse scelto il progetto di Massimo Carmassi (classe 1943, unico architetto-progettista tra i papabili curatori). Carmassi avrebbe illustrato in questo contesto il lavoro di cinque architetti italiani affermati e di una ventina di professionisti di età compresa tra i 30 e i 50 «di cui il 30% donne».

Margherita Petranzan e Alberto Ferlenga, altri due architetti invitati a presentare una proposta per il padiglione italiano, si sono concentrati sul tema della «strada». Nel percorso di ricerca di Ferlenga il tema delle infrastrutture e delle architetture autostradali è un tema ricorrente (basta ricordare i suoi scritti su Casabella, i temi del corso di progettazione architettonica all'Università Iuav di Venezia o la mostra che allestirà alla Triennale il prossimo autunno). Petranzan ha proposto invece un percorso alternativo attraverso le strade statali che costituiscono il sistema venoso italiano per ricostruire «l'Italia che c'è e quella che vogliamo».

Nelle linee guida del Mibac è stata esplicitata la necessità di proporre un progetto attento al tema della sostenibilità. Se nelle proposte dei papabili curatori, il tema green era sottinteso, Roberto Zancan, vicedirettore di Domus, ha concentrato la sua ipotesi di padiglione proprio su una riflessione sul controllo climatico degli ambienti abitati. Una sorta di visione ravvicinata dell'architettura, uno zoom sui dettagli degli infissi e sui dispositivi di controllo passivi.

Dalla città al cucchiaio. Dalla realtà alla vision. Francesco Moschini, Accademia Nazionale di San Luca, avrebbe realizzato il suo padiglione sfruttando il lavoro creativo, colto nel vivo attraverso la diretta di alcune web-cam, di 50 coppie di architetti di diverse generazioni, abbinate dal curatore, per creare ex novo un modello urbano «smart», declinato nei termini di storia, misura, arte, ricerca e tecnica. Anche Edoardo Piccoli avrebbe puntato sulla creazione di un laboratorio digitale da creare nei tre mesi della mostra, creando una sorta di quotidiano da pubblicare in rete e sulle pareti degli spazi dell'arsenale.

Marco Brizzi avrebbe lavorato sulla necessità di individuare uno strumento condiviso per fare sintesi in una disciplina in cui sembra scemare l'interesse per la riflessione teorica, a favore della produzione di messaggi e icone. Il padiglione di Fulvio Irace avrebbe cercato di proporre un nuovo modello di cultura architettonica, con una Carta del Bene culturale. Ancora, Franco La Cecla avrebbe proposto un racconto dell'Italia di oggi tra abusivismo e confusione di stili, con l'intento di illustrare il contesto anche ai futuri progettisti che dovranno saper oltrepassare gli ostacoli e proporre nuove soluzioni. Un esempio? Le discariche, le nuove energie, l'uso intelliente del riciclaggio dei rifiuti, sarebbe stato questo il titolo di una sezione della mostra di La Cecla.


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