Progettazione e Architettura

Centro sociale e fattoria didattica nelle tenute confiscate a «Sandokan»

Mauro Salerno

Grazie al concorso di idee promosso dalla società consortile Agrorinasce i beni confiscati alla criminalità nelle terre di Gomorra si trasformano in centri di aggregazione e sviluppo locale

Chi ha partecipato - 18 in tutto, non molti per la verità - non lo ha fatto certo perchè attirato dalla ricchezza del premio. Il concorso di idee promosso dalla coop Agrorinasce per la riqualificazione di quattro immobili in provincia di Caserta metteva a disposizione un montepremi di 2mila euro in tutto: 500 euro a progetto. Eppure, invece di scatenare la consueta polemica sulla povertà dei concorsi, questa volta i progettisti si sono messi al lavoro. In ballo c'erano quattro beni confiscati alla Camorra - uno addirittura a quel Francesco Schiavone passato alle cronache con l'evocativo nomignolo di Sandokan, un altro al suo cigino omonimo - da restituire ai cittadini al termine di un progetto architettonico sì, ma in qualche modo soprattutto sociale.

I risultati sono arrivati pochi giorni fa. E ora con i progetti frutto del concorso, Agrorinasce - società consortile tra i Comuni di Casal di Principe, Casapesenna, San Cipriano d'Aversa, Villa Literno, San marcellino e Santa Maria La Fossa nata con nel 1998 con l'ambizioso scopo di «rafforzare la legalità in un'area ad alta densità criminale» - potrà bussare alle porte della Regione Campania e del ministero dell'Interno per ottenere i finanziamenti necessari a trasformare beni frutto di attività illecite in nuovi centri di aggregazione e sviluppo del territorio.

«Al momento gestiamo 57 beni confiscati alla Camorra - spiega l'amministratore delegato Giovani Allucci -, finora per i progetti ci siamo serviti degli uffici tecnici comunali. Questa volta abbiamo scelto il concorso perché cercavamo innovazione sul fronte architettonico, ma anche culturale. L'obiettivo, speriamo centrato, è quello di promuovere un dibattito, far partecipare i cittadini, animare la discussione mettendo il progetto di trasformazione di questi beni al centro di un percorso di rinascita che includa l'architettura, l'arte, il paesaggio».

Se i progetti, come si spera, verranno finanziati, i vincitori del concorso verranno ripagati dall'incarico per lo sviluppo di tutte le fasi del progetto. Tra questi Luigi Centola, autore della trasformazione di un allevamento bufalino abusivo, realizzato su un bene comunale e venti terreni agricoli confinanti intestati a Francesco Schiavone «Cicciariello», cugino omonimo del capoclan di Gomorra «Sandokan» e a Guglielmo Mirra, considerato dagli inquirenti suo uomo di fiducia e prestanome.

«Il progetto, l'unico dei quattro che prevede una costruzione ex novo, ha un budget di 700mila euro e una forte connotazione partecipativa - spiega Centola - perché in qualche modo chiede ai cittadini, invitati a portare ciascuno un vaso con una piantina da coltivare, di partecipare alla sua realizzazione. Qui più che l'architettura conta la capacità di coinvolgere». La masseria, già ribattezzata «mosaico vegetale», sarà dotata di cucina, sala mensa, punto vendita di prodotti agricoli (con camere e servizi) e funzionerà a servizio dei terreni confinati già confiscati alla camorra, gestiti da una cooperativa sociale. Nelle forme e nella struttura leggera ricorderà una "capanna". La particolarità - che implica il coinvolgimento dei cittadini - è la facciata vegetale, destinata a ospitare centinaia di vasetti in bioplastica con le piantine e ortaggi curati dalla comunità.

Sarà proprio una villa di 789 mq su quattro livelli confiscata a Sandokan a ospitare a Casal di Principe un centro comunale che erogherà servizi a favore di famiglie e anziani, oltre a fornire servizi di prima accoglienza agli immigrati «con la formula dell'housing sociale». Il vecchio fortino del boss, insomma sarà aperto alla città, con l'obiettivo di supportare le classi meno agiate.

A San Cipriano d'Aversa uno spazio di 192 mq in pieno centro cittadino, a due passi dal Municipio sarà trasformato in sala polivalente, mentre a Casapesenna il progetto riguarda la riqualificazione urbana di un quartiere in cui è situato più di un immobili confiscato alla criminalità.

«Dal degrado alla bellezza» è il motto del concorso appena concluso: ecco un modo concreto per restituire un ruolo «etico» all'architettura.


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