Progettazione e Architettura

Privati a Roma, archiviate le case di Piano, «snaturata» la Città di Oma

P.P.

Privati senza risorse e la città dice addio alle «griffe». La Casa di vetro firmata Renzo Piano che doveva essere costruita accanto alla Nuvola di Fuksas all'Eur, al posto delle Torri di Ligini, rimarrà sulla carta. E la cosiddetta 'Città dei giovani' generata su un concept di Rem Koolhaas è pronta a fare i conti con nuovi tagli: lo scorso 16 marzo è stato cancellato infatti con una delibera della giunta capitolina il teatro previsto inizialmente e parte della quota destinata alla cultura sarà scambiata con una nuova porzione commerciale.

«Si tratta di due progetti privati - commenta Marco Corsini, assessore all'Urbanistica di Roma - impostati economicamente troppo tempo fa. Oggi non ci sono privati che riescono a sostenere simili operazioni. Agli ex Mercati generali i privati stanno verificando come ottimizzare la struttura. Nell'area verrà recuperato anche un edificio pubblico».

Le torri dell'Eur sono nate nel 2005 quando il consorzio pubblico-privato (Fintecna con Toti, Ligresti, Di Amato e Marchini) ha affidato il progetto alla star genovese. Nel 2008 il sindaco Alemanno ha chiesto una variazione del progetto affinchè la struttura in vetro si integrasse meglio nel contesto delle architetture dell'Eur in travertino. Nel 2010 è stata approvata la demolizione delle due torri esistenti ma due anni i privati si sono tirati indietro e Fintecna dubita di riuscire a continuare con il progetto di Piano. «Anche il sindaco Alemanno si è speso personalmente, anche al Mipim di Cannes, per trovare un partner internazionale - ha detto Marco Corsini - ma non si è trovato». Per ora alle cosiddette Torri delle Finanze sono ancora in piedi: è stata levata la pelle, e Fintecna sta valutando soluzioni alternative per costruire una nuova architettura a partire dallo scheletro esistente. Non si esclude anche che al posto delle residenze possano essere costruiti altri uffici.

Agli ex Mercati dell'Ostiense si torna a limare il progetto di quello che era stato concepito come un cuore pulsante per il quartiere e la città: la percentuale di ristorazione passa da 12,90 a 10,69, quella del terziario da 12,30 a 26,63. Gli spazi per la cultura si riducono invece da 39,80 a 27,69. Numeri non conformi al bando di gara vinto dalla cordata Lamaro Appalti.

La crisi mette a dura prova i privati, butta in un cestino i progetti di architettura, frena la valorizzazione urbana, con ricadute evidenti anche sul Comune. Senza la valorizzazione delle Torri di Ligini il comune non guadagna i 24 milioni previsti come contributo straordinario.


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