Progettazione e Architettura

M9 a Mestre, in aprile pronto l'esecutivo dello studio Sauerbruch Hutton

Paola Pierotti

Mix di professionisti, trasparenza nelle procedure di assegnazione del progetto e dei lavori, business plan rigoroso, sinergia tra politiche pubbliche e private. È questo il dna di successo dell'operazione M9 di Mestre.

Tredici studi professionali e oltre 70 professionisti in campo per realizzare il nuovo museo del Novecento. Concorso internazionale per scegliere lo studio di architettura che firma il progetto e seguirà il cantiere anche con la direzione artistica. Gara europea anche per i lavori.
Un'operazione che diventa realtà in dieci anni (dal 2005 al 2015) ma che fonda il suo successo in un cronoprogramma serrato: nel 2008 era partito l'iter per l'Accordo di Programma, a dicembre 2009 è stato firmato l'Accordo tra Regione Veneto, Comune di Venezia, Soprintendenza e Fondazione di Venezia e in otto mesi, nel 2010, è stato bandito e assegnato il concorso internazionale di architettura ad inviti.

A fine aprile sarà consegnato l'esecutivo, entro l'anno si prevede di riuscire ad aggiudicare la gara per avviare il cantiere nel 2013 e ultimare l'opera entro il 2015.

«È un'operazione innovativa nel suo genere: manca un museo nuovo nella terraferma veneziana e nelle limitrofi città venete. Si riqualifica una zona che era completamente abbandonata e che andava bonificata – Plinio Danieli, architetto, presidente di Polymnia, società strumentale di Fondazione Venezia che sta seguendo l'operazione -. Il progetto scelto con il concorso risponde alla necessità di collegare le diretrici Nord-Sud, Est-Ovest della città. È un progetto corretto che sceglie cosa recuperare e cosa demolire e ricostruire. L'operazione complessiva è passata al vaglio fin da subito ma i numeri si sono concretizzati nel tempo». Fondazione Venezia e Polymnia hanno lavorato intensamente per «fare analisi preventive, conoscere la situazione e eliminare il più possibile i margini di rischio» ha precisato Danieli.

Team. Solitamente un progetto di architettura si lega alla firma del suo autore ma raramente è così: più il progetto è complesso più servono professionisti specialisti e altri generalisti capaci di integrare le singole competenze. Lo studio tedesco di Sauerbruch Hutton si è aggiudicato il concorso internazionale per la riconversione dell'area mestrina ma il gruppo di progettazione coordinato dalla Fondazione di Venezia e da Polymnia Venezia ha messo in campo dal primo giorno un advisor legale, lo studio Legale Biagini, e un advisor tecnico, la società Favero&Milan Ingegneria. SCE Project si occupa del progetto strutturale, P&M ingegneri associati di quello geotermico e delle fondazionie speciali, Tomaselli degli impianti meccanici e Studio tecnico Destefani di quelli elettrici. Gae Enginerging del progetto dell'antincendio, Ambiente Italia della sostenibilità energetica e delle simulazioni, Studio Gamma è incaricato per l'acustica, Stefano Lavagna per il computo metrico estimativo, Retail Design (Paolo Lucchetta) per il retail concept e ancora Thetis per la certificazione Leed.

«Già nel contratto, in fase concorsuale – spiega Guido Guerzoni, project manager di M9 e ad di Polymnia – avevamo specificato che il team vincitore del concorso si sarebbe preso l'incarico della direzione lavori e della direzione artistica. Una clausula: chi vinceva, faceva tutto».
«Sono un presidente, architetto – ha commentato Danieli (che dopo vent'anni di attività professionale da progettista è stato anche committente per l'hotel Laguna Palace in via Torino, firmato da Marco Piva, sempre a Mestre, ndr) - e ritengo che responsabilizzare il professionista fino all'inaugurazione dell'opera sia la via per ottenere un prodotto di qualità. Ci si mette la faccia».

Il team di lavoro si è andato articolando nei mesi successivi l'aggiudicazione del concorso. «SCE Project è uno studio di Milano che da alcuni anni lavora con Sauerbruch Hutton – dice Guerzoni -, Thetis è stato incaricato a luglio per seguire il processo di certificazione Leed». E via via che si definiva il team di lavoro, Fondazione Venezia affinava il dialogo con i soggetti competenti, dalla Sovrintendenza ai Vigili del Fuoco.

Intanto è stato affinato anche il progetto. «Ci siamo attenuti scrupolosamente alla soluzione proposta con il concorso – precisa Guerzoni – ma ad esempio la copertura era opzionale e si è deciso di realizzare una struttura con una doppia membrana. Non è stato alterato il profilo planivolumetrico: per i rivestimenti si pensa di scegliere un materiale ceramico. Prevediamo di installare 500 mq di pannelli fotovoltaici sulla copertura del museo, recupereremo e riutilizzeremo le acque meteoriche, creeremo un campo geotermico con 63 sonde». M9 sarà il primo museo italiano ad ottenere la certificazione di sostenibilità Leed Gold, la stessa prevista per il museo di Trento nell'area ex Michelin firmato da Renzo Piano.

Il progetto. Il nuovo polo M9 si articola in tre lotti: lotto Poerio con un centro commerciale di 9.167 mq, il lotto del Museo di 11.625 mq e il lotto denominato Brenta Vecchia dove sono previsti 5.441 mq di unità commerciali e direzionali.

Costi. L'investimento complessivo è di 90,6 milioni di euro (+6,8 Iva). Di questi il 25% andrà per il centro commerciale, il 49% per il museo e il 26% per le unità commerciali e direzionali. Fondazione Venezia ha esplicitato che dagli studi fatti nell'area di progetto che comprenderà il mall e il museo, i ricavi della locazione delle attività commerciali (+1,8 milioni di euro) saranno sufficienti per coprire il deficit della gestione del museo (-1,2 milioni di euro).

«Dei 96 milioni di euro, 30 sono serviti per acquisire l'area e 66 per i lavori» ha precisato Guerzoni.


© RIPRODUZIONE RISERVATA