Progettazione e Architettura

In Europa mobilità facile per i nostri architetti

M.C.V.

Dalla Francia all'Inghilterra, dalla Spagna alla Germania. Prassi e procedure per lavorare nei mercati più vicini

In Francia, l'ordine degli architetti chiede quote associative ma con uno sconto per giovani e stranieri. In Inghilterra l'iscrizione è obbligatoria solo per i progetti pubblici, anche se fare parte del Riba resta una prassi. In Spagna il pagamento della quota serve e finanziare i controlli sul progetto e sul progettista. La Germania resta l'isola feliced elle tariffe, unico Paese della vecchia Europa che è riuscita a strappare un livello tariffario minimo. Le particolarità dei principali quattro sistemi più a noi vicini e le principali cose da sapere.
Francia. L'ultima riforma sul funzionamento dell'Ordre des architectes risale al 1977, data in cui è stato anche definito per legge che «l'architettura, espressione della cultura, è di interesse pubblico».
«Ed è per questo – spiega Bernard Mauplot, che è presidente in Ile de France, uno dei Consigli più numerosi per iscritti – che lo Stato si batte per la qualità e obbliga chiunque desideri costruire un edificio a far ricorso a un architetto».
All'Ordine, organizzato su base regionale con compiti deontologici, di tutela e di formazione, devono iscriversi tutti coloro che intendono firmare i propri progetti: la quota costa 500 euro (600 per le società), ma sono previste tariffe scaglionate per pensionati, giovani e dipendenti. Per gli stranieri è prevista una riduzione. Ciò che pesa, sui conti di chi opera nel Paese transalpino, è tuttavia il costo dell'assicurazione obbligatoria: una condizione che spinge molti italiani a consorziarsi con professionisti locali. Per gli iscritti all'Ordine che non sono in regola è prevista, dal 2007, la sospensione e addirittura la radiazione dall'albo. Le tariffe minime sono, invece, state abolite in Francia, nonostante il dibattito in materia sia tutt'altro che sopito.

Inghilterra. L'iscrizione all'Ordine non è obbligatoria, nel Regno Unito, per poter operare: chiunque, in Gran Bretagna, può fare un "planning application", ovvero presentare un progetto in Comune. Diverso però se un professionista vuole operare come Architect (ruolo ben distinto dal paesaggista, il designer o l'urbanista) o vuole firmare progetti di iniziativa pubblica: in questo caso è necessaria una doppia iscrizione, all'Arb, l'Achitects Registration Board, cioè l'Ordine con compiti deontologici, che protegge il titolo, e al Riba, Royal Institute of British Architects, cioè un'associazione storica privata, fondata nel 1834, con il proposito di far avanzare l'architettura civile, attraverso iniziative di promozione e formazione, che conferisce la qualifica di Chartered Member, ovvero di professionista.
«L'iscrizione al Riba è aperta anche agli stranieri e sono molti gli aderenti dall'estero – spiega Paola Boffo, italiana di origini e Riba London Council Chair –. Per chi è già nell'albo di un altro Paese, non serve inserirsi nell'Arb, ma è necessario dimostrare la laurea quinquennale, non bastano i tre anni». L'assicurazione, in Uk, è obbligatoria per chi lavora al di fuori di uno studio professionale. Niente tariffe minime, abolite negli anni Ottanta: nel Paese delle liberalizzazioni, vige assoluta concorrenza.

Spagna. L'origine del Colegios de arquitectos risale al 1929, dopo una serie di crolli di edifici avvenuti a Madrid. I Coac, organizzati attraverso enti territoriali (sono in tutto 20, autonomi ciascuno rispetto all'altro), hanno avuto da sempre un ruolo fondamentale nella salvaguardia dei valori democratici e civici e nella rivendicazione della cultura catalana. Al punto che i Colegios si sono retti economicamente, negli anni, attraverso i cosiddetti diritti di intervento, ossia il diritto di partecipazione (e di introito) in una parte della transazione economica fra architetto e cliente.
«Oggi – spiega Antoni Casamor i Maldonado, presidente della Demarcaciò di Barcelona nel Colegio de Catalunya – i diritti di intervento si sono, in realtà, trasformarti in un servizio di apposizione del visto, ossia un controllo normativo e tecnico obbligatorio, che stabilisce determinate garanzie sull'architetto e sul progetto, e che i Colegios incassano in modo proporzionale al costo del servizio».
L'iscrizione all'Ordine è obbligatoria: il costo cambia (così anche per gli stranieri) a seconda del Colegio. L'assicurazione è obbligatoria, ma è stipulata non sul professionista, bensì su ogni singolo cantiere. La liberalizzazione del mercato è massima: le tariffe minime non esistono dagli anni Ottanta.
Germania. Dal 1969, il sistema federale dell'Ordine che raggruppa le 16 camere indipendenti e attive sul territorio, fa lobby non solo all'interno del Paese, ma anche nei confronti della Comunità europea, con cui il contatto è diretto e continuo. Per questo la Germania, caso raro in Europa, è riuscita non solo a preservare, ma addirittura a introdurre ex novo nel 2009 le tariffe minime vincolanti, sia per i progetti pubblici che per quelli privati. Una soglia che deve essere rispettata all'interno del Paese, ma non è obbligatoria per gli stranieri.
«Si tratta – spiega Joachim Jobi, capo dell'Eu-Liaison Office – di una tutela importante, per un mercato dove il reddito medio di un architetto si aggira intorno ai 25-30mila euro l'anno». Per operare in Germania è necessario stipulare un'assicurazione obbligatoria.
Per esercitare, gli architetti devono essere iscritti all'Ordine, che contiene liste suddivise sulle specificità della professione: architetti, designer, urbanisti e paesaggisti. «Tenendo anche conto – prosegue Jobi – che la Germania esporta moltissimi professionisti all'estero, visto che per tradizione i tedeschi lavorano fuori dal Paese».


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