Progettazione e Architettura

Restauro post-sisma. A Foligno la chiesa diventa un museo d'arte

Paola Pierotti

Nove anni dal concorso alla fine dei lavori. Un lungo percorso (come è prassi in Italia) quello che a Foligno ha portato alla riconversione della Fabbrica dell'Annunziata, da chiesa a museo. Un'opera di architettura frutto di un concorso che arriva al taglio del nastro nella stessa cittadina dove nel 2009 è stata inaugurata una chiesa di Fuksas (a sua volta prodotta dal concorso indetto dalla Cei nel 2001).

Il nuovo museo è costato 3,5 milioni, è stato commissionato dal Comune di Foligno e progettato da un team guidato da T-Studio con gli ingegneri di Ancona Traversari e Mezzadri. Una chiesa del 1700 che dopo il terremoto è stata messa a bando per essere recuperata e convertita in un museo d'arte contemporanea. Il concorso è del 2003, aggiudicato nel 2004. I lavori sono iniziati nel 2007 e l'opera, pronta da qualche mese, è in fase di collaudo. «L'edificio era una una sorta di cantiere, una struttura legata al vicino convento delle suore mai completata – spiega Guendalina Salimei, di T-Studio –. Un'architettura nuda che è stata usata anche come carcere o panificio». I finanziamenti post-terremoto hanno coperto le spese per la parte strutturale. Altre risorse di Comune e Fondazione Cassa di Risparmio hanno finanziato il plus architettonico: una passerella interna e la riqualificazione degli spazi pubblici esterni.

Un progetto di recupero del patrimonio, di riuso e un laboratorio per quella che è stata chiamata «upgrade architecture». Dalla sala principale del museo oggi si può vedere una nuova apertura coperta con materiale traslucido che illumina di luce naturale l'ambiente espositivo principale. Il volume di nuova costruzione, una sorta di «parassita» agganciato alla struttura originaria, completa la deambulazione anulare al primo piano dell'edificio e, oltre ad avere una funzione strutturale, completa l'organismo architettonico. «Tutti gli interventi sono stati effettuati nel rispetto delle tecniche costruttive dell'epoca – spiega l'architetto –, introducono elementi di novità nelle tecnologie e nei materiali impiegati (nuove capriate in acciaio e legno lamellare nella sala ellisoidale), senza mai rinnegare il carattere del luogo».

Architettura e restauro ma non solo. «Abbiamo fatto i conti con un pazzesco lavoro di ingegneria – racconta Salimei – ad esempio per rifare la cupola in ferro e sollevarla con nastri in fibre di carbonio».

Il lungo percorso per arrivare al collaudo è da attribuire «ai tempi della gara, alla ricerca dei finanziamenti ma anche al fatto che si trattava di un bene tutelato – ha detto Anna Conti, Rup del Comune –. A Foligno abbiamo restaurato anche la chiesa medievale di Santa Caterina, sempre frutto di un concorso, che è stata adibita a sala polivalente». Il contemporaneo è entrato in città: la chiesa di Fuksas e i due nuovi interventi di recupero hanno avuto ampio consenso tra la popolazione «e sono stati resi possibili grazie a una fruttuosa collaborazione con la Sovrintendenza», ha precisato Conti.


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