Progettazione e Architettura

ArchLeaks, un viaggio nella pancia dell'architettura

Paola Pierotti

Si chiama ArchLeaks ed è uno dei siti più cliccati in queste ultime settimane dagli architetti, italiani e non solo. Un data-base informale che solo la rete consente di creare. www.archleaks.it è un sito web che svela pregi e difetti di tanti studi italiani, spagnoli e inglesi. Un sito a cui tutti possono accedere per leggere o per dare un proprio contributo. Un sito che ha catturato l'attenzione dei più giovani, ripreso sui blog di settore e rilanciato via facebook, moltiplicando all'infinito i commenti.

Le riflessioni sono anonime (non si può quindi verificarne l'autenticità) ma le indiscrezioni possono essere una buona pista per chi è interessato a conoscere cosa sia la "qualità" negli studi, per chi deve verificare l'avvenuto pagamento delle licenze dei software o anche per chi vuole misurare l'equo compenso dei professionisti. Un tuffo nella pancia dell'architettura. C'è chi racconta il trattamento lavorativo nei grandi e piccoli studi, chi parla di mobbing, chi di pagamenti non effettuati e trattenute non versate. Ci sono tanti (troppi) sfoghi (e qualche volgarità) ma soprattutto tanti pezzi di storie che descrivono com'è la vita quotidiana degli architetti italiani e non solo. Nel profilo di Fuksas non mancano i commenti scritti in inglese, che descrivono come si sta nel quartier generale romano ma anche in quello di Parigi.

L'elenco dei professionisti nella sezione italiana è lunghissimo. Gli studi più commentati sono quelli di Archea, Peia Associati, Metrogramma, 2A+P/2 e di Fuksas appunto. «La paga è misera e il disordine, fisico e mentale, regna sovrano. Esperienza da fare in giovane età quando si hanno le forze per reggere ritmi sfrenati e sfuriate». «Non hanno lavoro, partecipano a un sacco di concorsi che non vincono mai ed è risaputo che non hanno mai pagato uno stagista. Sfruttamento assicurato!». «Sabato mattina obbligatorio anche se ti sei fatto le nottate. Agosto non pagato (anche se prendi 400 euro per 16 ore di lavoro, sette giorni su sette per undici mesi)». Sono questi tre commenti presi a campione che non rincuorano chi sta mandando il proprio curriculum in questi e altri studi per cercare un'opportunità concreta: «Io sto cercando lavoro per ora.. Leggendo tutte queste cose ho deciso di fare il muratore».

Non c'è uno studio che sia ‘premiato' per l'equo compenso. I giovani ringrazierebbero anche solo per una pizza. «Oltre la pizza gratis la sera, c'è il taxi pagato oltre le 24.00» per lo studio di Cino Zucchi. Ma non vale così ovunque. Sulla bacheca dello studio Gregotti si legge: «Giorni e notti a lavorare sempre sullo stesso progetto che però deve essere modificato ogni volta che un socio lo controlla. Siamo sempre in ritardo. Come ringraziamento non mettono il tuo nome quando lo pubblicano e non hanno nemmeno mai pagato una pizza a chi resta a lavorare fino a notte fonda».


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