Progettazione e Architettura

Scuole: le linee guida dell'Istruzione per progettare edifici verdi «senza aule»

M.Frontera e P.Pierotti

Risorse in arrivo per realizzare nuove scuole: almeno 100 milioni ma si sta cercando di creare un effetto moltiplicatore attraverso strumenti finanziari e il coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti. La scuola del futuro? Addio alla tradizionale concezione della classe rigida e alle lezioni frontali docente-studenti.

Parola d'ordine "sblindare" la scuola, per adeguarla alla contemporaneità. La scuola del futuro non avrà aule, ma spazi di apprendimento modulari e componibili a seconda delle esigenze didattiche degli alunni, i quali seguiranno i programmi formativi modellati a livello personale quanto più possibile.
Non è l'ennesima provocazione di qualche teorico, ma è un cantiere normativo in piena attività, sia pure circoscritto ai tecnici del ministero dell'Istruzione e a qualche consulente. Una cosa è certa, in questo scenario, l'architettura sarà chiamata a partecipare offrendo soluzioni e contributi di idee per inventare spazi che favoriscano questo nuovo corso.

La "benzina" è già stata individuata: una dote di 100 milioni che possono rappresentare un primo nucleo di risorse alle quali se ne potrebbero aggiungere ulteriori, sia trasformando le attuali spese correnti che molti Comuni spendono per l'affitto di edifici che ospitano scuole, sia i costi della bolletta energetica di edifici vecchi e spreconi. Non solo. Il sostegno a nuove scuole potrebbe arrivare dalla Cassa depositi e prestiti attraverso un'architettura non lontana da quella già attivata per il social housing.

«Stiamo predisponendo le linee guida per la progettazione delle nuove scuole – anticipa a «Progetti e Concorsi» Guido Biondi, capo dipartimento della Programmazione del dicastero guidato da Francesco Profumo – e per prima cosa manderemo in pensione le ultime norme tecniche sull'edilizia scolastica del 1975». Norme che, dice chiaramente il dirigente del ministero, sono un freno ai moderni metodi di apprendimento. «L'architettura ormai è un freno. Le nostre scuole sono aule-centriche, pensate per lezioni frontali (in cattedra di fronte ai banchi) e dove i corridoi sono solo spazi che portano dentro l'aula e i laboratori elementi accessori». Una concezione che ci ha tenuti lontano dalle innovazioni portate avanti da altri Paesi, Nord Europa in testa, ma che cozza anche con i cambiamenti velocissimi imposti dalla tecnologia. «In una società profondamente trasformata dalla tecnologia, negli ambienti di lavoro, come le banche, per esempio, o gli uffici postali o negli ospedali, la scuola è l'unico ambiente che ha accumulato una grande sconnessione dalla società».

Siamo tutti immersi in un «brodo multimediale» dice Biondi, e la scuola non fa eccezione. La scuola italiana è talmente indietro che l'innovazione è ormai possibile attuando un'autentica rivoluzione: «abbiamo bisogno di portare il laboratorio in classe e di abbandonare la concezione di classe e di aula, come spazio fisico rigido. Da quest'anno in Danimarca – racconta sempre Biondi – le scuole avranno spazi componibili perché il ragazzo viene in classe con il suo tablet e lavora con il gruppo X e poi magari con il gruppo Y, segue un processo di apprendimento che dovrà portarlo a determinati risultati, e all'acquisizione di determinate competenze, ferme restando le sue conoscenze».

Il campo d'azione non manca. È sempre Biondi ad anticipare alcuni numeri che saranno più diffusamente illustrati in un convegno internazionale il prossimo aprile che offrirà anche una significativa panoramica di casi innovativi. Sulle circa 35mila scuole censite per anno di costruzione un terzo è stata realizzata prima del 1961 e addirittura 1.500 risalgono a prima del 1900. Le performance energetiche sono immaginabili. Ma ci sono anche altre forme di sprechi: circa un migliaio di scuole sono ospitate in affitto in edifici di privati nati per altri scopi (appartamenti o altro), con canoni che in qualche caso superano i 500mila euro all'anno. E poi c'è il rischio sicurezza, purtroppo noto per tragici fatti di cronaca. L'ultimo monitoraggio del ministero indica 9.700 scuole a rischio sismico, strutture cioè non progettate o non adeguate alle norme antiterremoto. «In tutti questi casi ha poco senso una ristrutturazione. Servono nuove strutture». Le nuove norme tecniche dovrebbero vedere la luce a maggio.


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