Progettazione e Architettura

Dal magazzino all'ex chiesa, mangiare diventa un'esperienza «spaziale»

Francesca Oddo

Che siano nuove strutture oppure - sempre più spesso - ristrutturazioni di spazi nati per altri scopi, il design di un ristorante è oggetto della massima attenzione



Ha aperto appena la scorsa settimana a Firenze il ristorante giapponese Ichiban, realizzato dai giovani di eUTROPIA architettura con Giuseppina Cacciapuoti e Stefano Maffei per un committente cinese e con maestranze cinesi. Un mix di "ingredienti" per un confronto su più settori. Allusioni al mondo giapponese e contaminazioni del design italiano caratterizzano il locale, come i tre tavoli tatami scavati in una piastra di circa 45 centimetri stile giapponese.
Concepire oggi un ristorante vuol dire pensare a un ambiente capace di suggerire visioni legate al cibo ma anche allo spazio. In questo senso committenti e progettisti concordano sul fatto che la qualità e il successo di un locale siano intimamente legate sia alla bontà del cibo, sia al ruolo del design, sempre aggiornato per essere competitivo, che collabora alla suggestione del luogo. Lo racconta studio Point. autore di Contesto Alimentare a Torino: aperto da appena dieci giorni, il locale rielabora in chiave contemporanea le atmosfere delle trattorie di un tempo. Lo conferma l'ingresso in pannelli laccati con il bancone in vetroresina color bronzo del ristorante Inkiostro a Parma, su progetto di Studio Nove & A2C Studio. E ancora, in modo più articolato e complesso, il ristorante per Cleary Gottlieb Steen & Hamilton a Milano, opera di Fabiolas Minas, Roberto Murgia e Simona Oberti, realizzato al piano terra di un edificio anni '60 di Giò Ponti per lo studio legale Usa: l'ambiente, originariamente senza luce e isolamento, si trasforma in una scatola luminosa di vetro rivestita da una pelle in legno che delimita gli spazi, funge da parete attrezzata, crea lucernari.
C'è poi il tema della riabilitazione di spazi abbandonati. È il caso del ristorante Santa Marta a Mazzè (Torino), frutto del recupero di una chiesa sconsacrata su tre livelli firmato studio Kuadra. C'è poi Circosforza a Imola, realizzato da Elisa Spada, Filippo Ziveri, Barbara Dall'Osso nelle ex scuderie di Caterina Sforza (costo di 300 euro al mq arredi inclusi). A Milano, al piano terra di una casa di ringhiera, ha aperto Erba Brusca di rgastudio. L'idea? Trasformare il giardino in un grande orto attorno ai tavoli, per un approvvigionamento di verdura a vista di avventore (350 euro al mq).
Cambiando dimensioni, anche le grandi aziende si dotano sempre più frequentemente di ristoranti interni: Zambon Group con sede a Milano ha commissionato il ristorante Koà a Vittorio Grassi («Progetti e Concorsi» n. 6/2012), Indesit a Fabriano si è rivolta a Lorenzo Rossi, Ferrari ha chiamato a Maranello il torinese Marco Visconti.
In questi casi entra in gioco anche la scala dell'architettura: il luogo della consumazione dei pasti diventa un volume a sé, un nuovo simbolo aziendale, che attrae avventori fin dall'esterno. Electrolux, poi, ha portato l'immagine dell'azienda in giro per i centri storici delle capitali europee con The Cube, il ristorante itinerante progettato da Park Associati che in questo momento e fino al 26 aprile fa tappa proprio a Milano, in cima alla Galleria Vittorio Emanuele con vista sul duomo. Prossimi fermate, Stoccolma e Londra.


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