Progettazione e Architettura

Design e funzionalità si fondono nel mega-hub

Monica Zerboni

I nuovi grandi aeroporti in costruzione in Europa e nel mondo sono metafore urbane e laboratori di innovazione da realizzare con il minimo impatto ambientale. Da Fuksas a Rogers, da Bofil a Foster, queste infrastrutture offrono una molteplicità di funzioni e di servizi – alberghi, uffici, shopping center e stazioni di scambio – e si propongono come straordinari hub di energia e di moderna tecnologia

In un film di Steven Spielberg del 2004 – The Terminal – un uomo si trova a vivere per un lungo periodo in un aeroporto, scoprendo a poco a poco che questo apparente "non luogo" è invece una piccola città, vibrante di vita e di emozioni. Spielberg anticipava nel suo film una tendenza oggi sempre più diffusa: quella di concepire gli aeroporti non più come anonimi punti di passaggio, ma come aree simboliche di anticipazione e di espansione della realtà urbana che li circonda.
Connettere, valorizzare, dialogare: sono questi i compiti che le aerostazioni del nostro tempo sono chiamate a svolgere. Lungi dal rappresentare, come è spesso accaduto in passato, delle anonime cattedrali nel deserto, esse costituiscono una metafora delle città, delle quali riflettono la scala umana e sociale.
Chiamati a offrire una molteplicità di funzioni e di servizi – alberghi, uffici, shopping center e stazioni di scambio – questi luoghi si propongono ai loro utenti come straordinari hub di energia e di moderna tecnologia.
Proprio con questi intenti nasce lo studio che Norman Foster ha presentato a Londra lo scorso novembre per la realizzazione, entro i prossimi quindici anni, di un nuovo aeroporto sull'estuario del Tamigi. Il progetto Isle of Grain prevede un enorme scalo in cui gli aerei viaggeranno soltanto sul mare, minimizzando così i problemi di impatto acustico e ambientale sull'area. Sotto il terminal principale una stazione ferroviaria ad alta velocità collegherà l'aeroporto al resto del paese. Un sistema di protezione dalle inondazioni e un impianto per la produzione di energia elettrica permetterà la realizzazione di un complesso a impatto ambientale minimo.
Alta tecnologia ed ecocompatibilità caratterizzano anche il nuovo aeroporto di Shenzen in Cina, progettato da Massimiliano e Doriana Fuksas. «Lo abbiamo immaginato come una manta, una razza che respira, cambia forma, e che ha una sua dolcezza, che si piega, subisce variazioni, prende luce, rimanda luce, la fa filtrare dentro. Con una doppia pelle, quella esterna e quella che, all'interno, pure si modifica come una grande scultura. E in mezzo, fra le due pelli, tutto il sistema degli impianti, che punta a ridurre al minimo il consumo di energia e le emissioni», dichiarano i progettisti.
Un aeroporto che si estende su una superficie totale di 400mila metri quadrati e che sarà il quarto più grande della Cina. La copertura esterna protegge dalle intemperie e dal sole e permette il passaggio della luce naturale in modo diffuso. Nel progetto un ruolo chiave è svolto dall'atrio del Terminal 3 sviluppato su tre livelli, ciascuno con un utilizzo diverso. Al suo interno lo spazio è morbido e articolato e offre ai passeggeri un'alternanza di zone di quiete e di movimento.
La somiglianza con una microcittà caratterizza anche il nuovo Terminal 1 dell'aeroporto di Barcellona, realizzato da Ricardo Bofill nel 2010. La struttura risulta un contenitore unitario, fatto di strade e piazze coperte che danno ai passeggeri il senso della mobilità.
L'architettura coniuga il carattere internazionale del luogo con la luminosità dell'edilizia mediterranea, mentre la trasparenza favorisce l'illuminazione naturale e il riferimento costante al paesaggio esterno.
Grande trasparenza e dialogo con l'ambiente assicura anche il nuovo aeroporto di Sacramento in California, disegnato dagli architetti Corgan e Fentress.
La luce naturale penetra all'interno del terminal attraverso le pareti di vetro e i lucernari che si sviluppano lungo l'intera lunghezza della struttura riducendo l'impiego di energia. L'uso di vetri a isolamento termico, di materiali edilizi riciclati e, dove possibile, della ventilazione naturale rendono questo aeroporto un progetto esemplare di edilizia pubblica sostenibile.
Conforme ai medesimi principi risulta il nuovo terminal dell'aeroporto di San Josè, nella Silicon Valley, realizzato da Fentress Architects nel 2010. In esso la trasparenza convive con un alto livello di sostenibilità ambientale. Il corpo principale, di vetro allungato e rivestito da una copertura metallica che lo avvolge e lo protegge, è antisismico e il tetto può oscillare in tutte le direzioni in caso di terremoto.
È nato sul principio del confort ambientale anche il nuovo aeroporto di Winnipeg, Canada, su progetto di Cesar Pelli. Definito l'edificio pubblico più "verde" del Paese, il terminal presenta un tetto argenteo simile a un'ala d'aereo e un corpo allungato completamente trasparente, attraverso il quale la vista spazia sulla natura circostante, infondendo una sensazione di pace e di benessere.
Non si farà mai, invece, il nuovo terminal sud dell'aeroporto di Denver firmato da Santiago Calatrava perché l'architetto ha annunciato lo scorso novembre di aver rinunciato all'incarico. La struttura era stata concepita come una grande piazza pubblica con negozi e ristoranti, oltre a un albergo di 500 stanze con annesso centro congressi. Complementare al progetto la realizzazione di una stazione ferroviaria che prevedeva il collegamento veloce dell'aeroporto con il suo territorio. «Intento dell'opera era quella di trasformare l'esistente aeroporto in una minicittà a sé stante, con un potenziale economico e sociale in costante espansione», aveva detto l'architetto che ha attribuito il divorzio a divergenze con i committenti su questioni di budget, tempi e decisioni progettuali.


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