Progettazione e Architettura

Gli ordini contro l'Expo: concorso sbagliato e inutile

Mauro Salerno

Il bando per le architetture di servizio? Solo un "contentino" per i progettisti tagliati fuori dalla progettazione di tutti gli edifici di una certa importanza in vista dell'Expo

Un concorso «marginale», «poco significativo» e «di nessun interesse per il futuro dell'area». Si rinfocola la polemica sollevata da architetti e ingegneri contro la gestione del progetto Expo. Nel mirino questa volta finisce il concorso per le architetture di servizio bandito dalla società incaricata di gestire Milano 2015. Si tratta dell'unica competizione di architettura promossa finora, a fronte di un evento presentato come opportunità di rinnovamento di un'intera città. Un solo concorso e per di più destinato all'ideazione di strutture temporanee, senza futuro dopo la kermesse. Una delusione che ingegneri e architetti (con in testa l'Ordine di Milano guidato da Daniela Volpi) hanno messo nero su bianco in una lettera indirizzata la settimana scorsa a Giuliano Pisapia, sindaco di Milano e Commissario straordinario dell'Expo.
Oltre che dall'Ordine di Milano, la lettera è firmata anche dal presidente del Consiglio nazionale degli architetti, Leopoldo Freyrie, da Armando Zambrano (presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri), da Stefano Calzolari (Ordine ingegneri Milano) e da Paolo Ventura (Consulta degli architetti lombardi). Dure le contestazioni che riguardano tanto il metodo che il merito dell'operazione.
«Questo bando – riassume Daniela Volpi – ci sembra nient'altro che il tentativo di dare un "contentino" ai professionisti che per il resto sono di fatto stati esclusi dalla progettazione di tutti gli edifici di una certa importanza in vista dell'Expo». Ovviamente non basta. Anche perché «il bando stesso – si legge nella lettera indirizzata a Pisapia – mai sottopostoci in bozza come promesso contiene alcune condizioni inaccettabili rilevate dalle nostre commissioni bandi». Quali? «La prima – continua Volpi – è che la società si riserva la possibilità di cancellare il concorso in ogni momento. Una clausola inaccettabile per una competizione che ha acceso l'attenzione dei progettisti e il cui bando è stato finora scaricato migliaia di volte. Che significa? Che magari un giorno prima della consegna possono fare marcia indietro vanificando il lavoro di centinaia di partecipanti?». La seconda riguarda la clausola che esclude ulteriori affidamenti di incarico al vincitore che dovrà accontentarsi del premio (seppur ricco per gli standard italiani) di 90mila euro. «In pratica – dice la presidente degli architetti milanesi – è come se ricevendo il premio l'architetto vincitore vendesse il proprio progetto alla società dell'expo che avrà il diritto di farci quello che vuole, magari anche modificandolo in parte o stravolgendolo del tutto. In questo scenario appare del tutto paradossale la previsione di un incarico di direzione artistica al progettista, con corrispettivo peraltro incluso nel premio. Che senso ha, avere un ruolo di questo tipo per un progetto che diventa impossibile controllare dopo la fase preliminare?».
Domande che architetti e ingegneri girano a Pisapia con la speranza di ricevere una risposta «dopo mesi di richieste di appuntamenti e incontri mai presi in considerazione per discutere del progetto Expo».
La lettera contesta anche altri elementi del bando che comunque non verrà formalmente impugnato. «Non ci sono profili di illegittimità», spiega Volpi. E arrivati a questo punto un ricorso risulterebbe addirittura controproducente. «Abbiamo però voluto indirizzare la lettera anche a tutti gli Ordini di Italia – chiude la presidente – perché almeno chi deciderà di partecipare alla gara (che scade il 24 febbraio, ndr) lo faccia con consapevolezza»


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