Progettazione e Architettura

Architetti: reddito giù del 25%

Mauro Salerno

Per il 90% dei professionisti è «la peggiore crisi mai vissuta». Al crollo del fatturato si aggiunge la dilatazione dei tempi di pagamento (141 giorni nei rapporti con la Pa) e l'aumento dei clienti insolventi. Speranze di ripresa riposte nello sviluppo delle fonti rinnovabili e delle nuove tecnologie per gli immobili a basso consumo energetico

Un quarto del fatturato perso per strada negli ultimi cinque anni. È il tributo che gli architetti hanno pagato alla crisi immobiliare e poi finanziaria e, di conseguenza, al crollo del mercato della progettazione. I progettisti sono diventati più «poveri». E non è un caso che la percentuale di chi ora dichiara un reddito annuo inferiore a 30mila euro sia salita al 76% rispetto al 68% rilevato nel 2006.

Sono solo alcuni dei dati contenuti nella ricerca effettuata dal Cresme - il più importante istituto di ricerca sul mondo delle costruzioni - per conto del Consiglio nazionale degli architetti (Cnappc). Un dossier ricco di numeri e suggestioni sullo sviluppo futuro della professione. «Un bagno di realtà, utile ad affrontare con consapevolezza la sfida della riforma della professione» per Leopoldo Freyrie, presidente degli architetti in carica da meno di un anno. Uno spaccato su una «professione in una fase di profonda trasformazione - sottolinea Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme - con un mercato a due facce». Polarizzato tra «la crisi di chi è rimasto invischiato nella caduta della domanda tradizionale e lo sviluppo di chi è stato capace di cogliere il cambiamento».

La ricerca - condotta su un campione di 1.900 professionisti - si apre con la fotografia dello stato di difficoltà di un intero settore professionale. Tra il 2006 e il 2011 il reddito medio degli architetti è sceso da 29mila a 22mila euro, registrando un calo del 25 per cento. la flessione è cominciata nel 2008. Negli ultimi due anni il calo è stato del 13,2 per cento. «A sopportare le maggior difficoltà - sottolinea Bellicini - sono i più giovani, vale a dire gli architetti di età compresa tra 30 e 40 anni».

Per il 90% dei professionisti si tratta della peggior crisi vissuta nell'intera attività professionale. Anche perchè al calo della domanda - e dei ricavi - si accompagna l'inasprimento delle condizioni di mercato legate alla risicata solvibilità dei clienti e alla difficoltà di reperire credito. Sul fronte pagamenti l'allarme è massimo. Lo studio stima in 141 - rispetto ai 91 del 2006 - i giorni che un professionista ha dovuto attendere nel 2011 per farsi pagare da un'amministrazione. Quasi cinque mesi, dunque. Un dato giudicato, peraltro, fin troppo ottimistico dai professionisti che hanno preso parte alla presentazione della ricerca a Roma. La dilatazione dei tempi di pagamento riguarda anche i rapporti con le imprese (106 giorni rispetto ai 57 del 2006), con le famiglie (81 giorni contro 49) e con i colleghi professionisti (64 giorni invece di 38). «Un consiglio? - chiosa il direttore del Cresme - fate pressione sul Governo perchè imponga agli enti locali di usare una quota della ritrovata tassa sulla prima casa (l'Ici diventata Imu) per pagare i fornitori».

La riduzione del fatturato ha imposto agli architetti di intervenire sulle spese. «Quasi il 63% degli architetti - si legge nello studio - si è adoperato per ridurre i costi della propria attività (contro il 43% che lo aveva fatto nel 2010 e il 57% del 2009). E lo fa riducendo gli investimenti in attrezzature e i costi vivi di gestione». L'intervento sui costi non è stato però l'unico modo di reagire alla crisi. In molti hanno cercato di investire, soprattutto in know-how, aggiornamento professionale, ricerca di nuove opportunità di lavoro. «Un segnale di consapevolezza e dinamismo - dice Bellicini - . Dimostra che gli architetti hanno compreso che il mercato è a un punto di svolta e la partita si gioca sull'innovazione tecnologica».

Bastano due numeri per capire dove va il mercato. Il valore della domanda di nuova edilizia residenziale - bacino tradizionale del lavoro dei professionisti - nel 2011 si è fermato a quota 25 miliardi. Ormai vale di più il mercato generato dalle cosiddette energy technologies, cioè le attività professionali legate allo sfruttamento delle energie rinnovabili nel settore delle costruzioni e alla progettazione e realizzazione di edifici a basso impatto ambientale e consumo energetico. Gli architetti dimostrano di avere un quadro chiaro degli sviluppi più promettenti. Risparmio energetico (30,9%) insieme a bio-edilizia ed energie rinnovabili (18,8%) sono le risposte più gettonate quando si tratta di indicare i settori su cui puntare nei prossimi anni. Il rischio per chi non si rinnova - conclude Bellicini - è l'espulsione dal mercato: «La selezione sarà severa».


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